Oggi un articolo sul quotidiano La Repubblica, a firma di Angelo Aquaro, sulla geopolitica dei matrimoni tra persone dello stesso sesso induce a più di una riflessione. Quel che emerge, dato apparentemente contraddittorio, è che un’accelerazione del diritto nei confronti dei matrimoni tra persone dello stesso sesso c’è stata, prima, in paesi impensabili come il Portogallo e l’Argentina e sta per passare, una legge che ammette matrimoni tra persone dello stesso sesso,  in un altro paese del sud America: l’Uruguay. La considerazione che se ne trae, da parte di molti politologi contemporanei, è che più facile si rivela la conquista di nuovi diritti là dove questi ultimi, per decenni, sono  stati negati. Paradossalmente, proprio nei Paesi caratterizzati da lunghe dittature , che non hanno assicurato i minimi diritti civili per lungo tempo, la svolta quando è arrivata è stata dirompente. In poco tempo si è chiesto il conto. Di tanta ingiustizia. Di tanto tempo sprecato. Quando il vaso era colmo e il regime è cambiato, come priorità si è messo mano all’agenda politica. Il calcolo torna se si pensa alla Spagna di Zapatero, preceduta per anni dalla dittatura di Franco, alla rivoluzione dei Garofani in Portogallo e al regime di Videla  inArgentina. Né di impedimento, in questi stessi Paesi, è stata la Chiesa. Mi chiedo, allora, per includere tutta una serie di diritti civili e sociali, che devono  essere considerati contemporaneamente, come unico corpo, binomio indissolubile, cosa dobbiamo augurarci? Cosa dobbiamo patire ancora? E’ che non abbiamo sofferto abbastanza, forse, che quel “fondo” che tanto spaventa, che s’aggirava schizofrenico nei racconti dei nostri nonni,  non è stato ancora toccato!? Uno stato dittatoriale che ci faccia stare così male da far resuscitare, un giorno, una nuova volontà politica?! Una democrazia vera. Questa è una provocazione, quella di 25stilelibero, però constatiamo che in atto c’è una crisi economica enorme, che ci sta divorando neanche troppo lentamente. Consideriamo  che migliaia di persone stanno perdendo il loro posto di lavoro, che non hanno credibili prospettive di evolversi. Consideriamo che famiglie intere vivranno allo sbando, che single disperati, etero ed omosessuali, non potranno essere garantiti come coloro che si sono uniti in vincoli matrimoniali. Penso a coloro che figurano come single ma che non lo sono: risultano entità uniche, quando non risultano affatto perché migranti. Penso al perché questo Paese non garantisca loro la possibilità di  sposarsi, di adottare figli, di assistersi in caso di malattia. Insomma, non bastano queste ovvietà che andiamo ripetendoci da tempo,  a riconsiderarci come uomini, nei nostri legami, nei nostri sentimenti, a legiferare d’urgenza? Se anche il diritto al voto fosse esteso agli immigrati, a chiunque contribuisca economicamente alla crescita di questo Paese, spesso da generazioni, credo che qualche obiettivo importante in tema di diritti civili finalmente si riuscirebbe a centrarlo… E poi la necessità di un’agenda politica che unisca qualsiasi coalizione si presenti per essere eletta e governare il nostro Paese. Un’agenda chiara, composta di molti punti specifici, che indichi gli obiettivi che in ragione di una maggioranza istituzionale  saranno legge. La questione dei diritti civili.  Nessuna sfumatura e arbitrarietà. Nessuna rincorsa, sempre ardua e ridicola, a trovare i sinonimi giusti e a manomettere le parole perché escano fuori degli ibridi legislativi plausibili.  I diritti civili si condividono integralmente, subito, e non possono essere ridiscussi dopo una vittoria elettorale, mediati in qualche strano modo. Se non c’è convergenza su un’unica agenda, quella coalizione non può stare assieme e non può essere, pertanto, sostenuta. Ce lo chiediamo?