Dopo la giornata di sabato non ci rimane che pensare a questa Italia. Come risollevarla, come accogliere l’indignazione dei precari, dei poveri, degli emarginati: il 90% della popolazione mondiale e, nel nostro Paese, la stragrande maggioranza a fronte di una ricchezza concentrata sempre nelle stesse, poche, mani. Purtroppo, Roma violentata lo è stata. Lo è. Così le migliaia di pacifisti, di poliziotti aggrediti, la città infuocata. Inutile ogni strumentalizzazione dei partiti: “Come sia potuto capitare?”, “Se le forze dell’ordine abbiano fatto davvero tutto quanto in loro potere”, “Se il Ministero dell’Interno davvero non avrebbe potuto prevedere un piano efficace per non far accedere i diversi pullman provenienti da molteplici regioni italiane”. Non certo contenenti pellegrini o pacifisti, bensì esponenti delle frange estremiste della destra, veri squadristi, ma anche giovani disperati alla ricerca di un’identità in un futuro drammatico, e così via ragionando con troppa pancia. Doverosi tutti i distinguo anche se, alla fine, ragionare di trovare un colpevole ed esporlo come trofeo, non mi rincuora. Credo nessuno di noi. Perché i problemi di parte della manifestazione di ieri, la gran parte, quella pacifica, restano. Sono lì. Evidenti. Rilucono dramma. Siamo arrivati al culmine di quel percorso che abbiamo sempre paventato. Le nostre condizioni di vita sono peggiorate al punto, che se non fosse per una qualche famiglia alle spalle disposta a colmare tutti i buchi creatisi con la  povertà, non arriveremmo alla fine della giornata. Genitori, nonni, unici ammortizzatori sociali rimasti, qualche amico disposto ad aiutarci, qualche comunità religiosa e organizzazione di volontariato. Ancora per poco, però. Anche questi ammortizzatori sociali termineranno. Credo che il modo migliore per reagire a tutto questo sia, ancora una volta, quello di rispondere con formule chiare ed univoche, in materia economica per la creazione immediata di lavoro, di prospettive per le  nuove generazioni completamente abbandonate e l’acquisizione di diritti civili. Sociale, diritti e occupazione non possono non camminare assieme. Sicuramente va ridiscusso tutto il sistema neoliberista e bisogna fare troppi passi indietro, così come all’interno della politica vanno inseriti i famosi “nuovi giovani”. ‘Ché giovani ormai non sono più. I “TQ”, la riunione dei Trentenni e Quarantenni che si è tenuta all’Aquila domenica, a mio avviso, deve avere il coraggio di imporsi anche sui vecchi apparati di partito. Per sempre, sono loro a dovere contare e fare la differenza. Che siano  liberi di sbagliare. Tutti devono e sembrano volere continuare a  contare, soprattutto chi alla storia della sinistra italiana ha molto contribuito e dato. Che si mettessero di lato questi ultimi, invece, che elargissero qualche consiglio e non rilasciassero, anche in nome di un’onesta volontà, paginate e paginate di interviste sui giornali, pontificando su quali dovrebbero essere le nuove alleanze del Partito Democratico, della Sinistra tutta, per andare alle prossime elezioni. Questo proprio no. Fa male leggerlo.  Le pagine in questione dovrebbero essere occupate solo dalle proposte dei nuovi trentenni e quarantenni che, se da una parte devono trovare il coraggio di fare un passo in avanti e metterci la faccia, dall’altra devono essere incoraggiati e non ostacolati dalle vecchie nomenclature. Ritengo che il dramma dei black block che certo non giustifico, dei laureati disoccupati che sì giustifico, così come quello delle famiglie con disabili a carico senza più insegnanti di sostegno e senza fondi, quello delle classi pollaio gremite anche dei nuovi migranti che non ricevono gli strumenti necessari per sentirsi integrati, quello dei quarantenni con contratto a tempo indeterminato che perdono il lavoro dall’oggi al domani, con figli a carico e nella migliore delle ipotesi un mutuo sulla casa acquistata da terminare di pagare per i prossimi trent’anni, quello degli operai in cassa integrazione e l’elenco sarebbe ancora lungo vada affrontato in primis dalla nuova generazione politica in tempi più che veloci. Con proposte chiare, decisive. Spiegate e sviscerate alla gente nel più semplice dei modi. Non lo può fare questo Governo, né forse parte di questa Opposizione. Poi, considerato che non si fa che parlare di elezioni imminenti nella prossima primavera, due considerazioni: primarie urgenti per il candidato del centro sinistra e, non riuscendo a cambiare la legge elettorale, primarie soprattutto anche per decidere l’elenco dei nomi che costituiranno le schede bloccate e perciò delle porcate. In questo modo certo che saremo sempre costretti a votare un gruppo di nomi prestabiliti ma, almeno, sulla scelta di quell’elenco avremo potuto dire la nostra. Basterebbe coinvolgere tutti i circoli dei partiti di coalizione delle principali città italiane: capoluoghi e provincie. Arduo, certo, ma organizzandosi d’anticipo si può ipotizzare tutto. Altra riflessione fondamentale: la prossima alleanza delle sinistre dovrà presupporre, prima ancora che si costituisca, un programma di pochi punti inequivocabili su materie fondamentali. Niente di arbitrario e successivamente modificabile: se si sottoscrive quel Patto, è proprio quello che si attua integralmente in caso di vittoria alle elezioni. Nessun forse, nessun ma, nessun ripensamento. Allargare, allargare. Mi spaventa il verbo. Sul Sociale, ad esempio, l’ opposizione di oggi non può certo pensare di presentarsi a nuove elezioni con un programma che non contempli, tra le altre priorità, la legge sulle coppie di fatto, etero ed omosessuali, una legge sul testamento biologico e contro l’accanimento terapeutico, che lasci libertà non al medico curante ma al paziente ancora in grado di intendere e di volere o al suo fiduciario, quando versi in condizioni terminali, di decidere come concludere la propria esistenza. E, ancora, impossibile non includere la nazionalità  per gli  immigrati che nascono in Italia e il diritto di voto a chiunque risieda nel nostro paese dimostrando di avere un lavoro, certo non illegale, e quindi di produrre ricchezza  oltre che pagare diverse tasse. E per ora mi fermo qui, ma continuo a nuotare.25stilelibero