Eccomi alla fine di un anno travagliato. Di crisi, di licenziamenti, di gente che non ce l’ha fatta. Di antipolitica. Di resistenza, sempre e comunque. Di enorme sforzo nel raccogliere le forze residue per raccontarmi e ribadirmi, ancora una volta, i principi nei quali credo. Quelli che mi sono stati tramandati e che ho coltivato nella mia breve esistenza. Bracciata dopo bracciata ho avuto modo di pensare parecchio: ho fatto i miei bilanci, ho filtrato, pulito l’immondizia che mi circondava spesso silente ma quasi sempre sfacciata, e ho riacciuffato per la collottola, come la madre fa con i gatti appena nati, le presenze eloquenti. Gli amori e chi ha lasciato una traccia indelebile, che non sempre è proporzionata alla quantità del tempo trascorso assieme. Al contrario, il più delle volte, è solo pura qualità.  Mi reputo fortunato, anche in un anno difficile. Un amico se n’è andato, forse meglio così: ha smesso di soffrire e raccontarsi bugie. Una persona a me cara sta perdendo il lavoro, un’altra già l’ha perso, un’ altra ancora sta cercando di reinventarsi. Una ha scoperto di avere un male curabile, un’altra brinda ad una nuova esistenza mentre il marito aggiusta forni a micro onde. I nipoti crescono, mi danno soddisfazioni, e uno in particolare nuota meglio di me. Quando li osservo mi commuovono, perché nonostante tutto, e per fortuna, non si rendono conto della gravità che li circonda. Governo tecnico a parte, che ho reputato indispensabile e necessario, certo non stiamo vivendo bene. I nostri pensieri sono troppo pesanti e ci rifuggiamo nelle idee. Ma non è forse quanto hanno fatto, nella storia, poeti e scrittori ed artisti? L’astrazione è necessaria via di fuga e sopravvivenza. Il rifugio negli interessi, nella cultura, è un po’ come l’amore:  non conosce differenze e per questo quanto di più democratico. Si può essere benestanti o poveri, ma se si coltivano idee, interessi e ideali, allora c’è sempre di che mangiare. Credo, veramente, che solo ai tempi della crisi ci si possa scomporre per ricostruirsi differentemente. Molliamo pure, nel momento creativo, quello del cambiamento, tutte le sovrastrutture nelle quali siamo incastrati. Agiamo riscaldati dall’impeto infantile, il buono che ci rimane. Un anno difficile, nel quale ho imparato a difendermi come mai avrei creduto possibile. Un anno in cui non ho lesinato nessuno. Causa effetto. Nel quale, questo mi spiace, sofferenza e urgenza non mi hanno concesso di essere indulgente. La diplomazia è roba per gente senza pensieri o, almeno, senza incombenze. Ad ogni modo ho deciso di rifugiarmi, solo per qualche giorno, in un “non luogo”. Chi mi conosce sa quanto adoro queste dimensioni. Le uniche che mi consentono di non pensare pensando continuamente. Spazi lontani, dove estraniarmi per rimanere solo e ripensarmi di continuo. Ma tanto lontani e differenti da importi quel minimo di attenzione e stupore. Allora guai a chi, in mia assenza, tenterà di mettere mano all’articolo 18, a chi dovesse impedire misure e controlli coercitivi verso l’evasione fiscale, a chi smettesse di urlare che i 1.500 immobili romani della Chiesa non adibiti al culto non pagano l’Ici. Guai a chi mescola eutanasia con testamento biologico dimostrando tutta la propria ignoranza, guai a chi pur conoscendo la propria verità non si sforza di farla emergere, guai a chi dovesse smettere di ballare il tango, di tradurre romanzi stranieri, di scrivere il proprio canovaccio. Guai a chi smette di “amorare” le persone affezionate, di leggere, di viaggiare con la mente, di denunciare scorrettezze e guai a chi smette di pensare a una sinistra possibile, molto più sinistra che centro sinistra. Guai a chi si farà dire “che bel viso peccato” e a chi dovesse smettere di pensare “chissà cosa si prova a ballare”. ‘Ché un rimedio c’è per tutto. Ci deve essere. Sopravvivremo ma lo faremo come sempre: lottando ostinatamente, con il coltello tra i denti. ‘Ché a noi le prove di forza non ci spaventano, roba da bravi dei Promessi Sposi. Altro che muscoli, ci vuole ben altro per stenderci. 25 Stile Libero rivolge un particolare pensiero all’uomo con il torcicollo, lo invita a godersi e concentrarsi di più sul presente, anche quando fa paura, e voltarsi meno verso l’infanzia dorata e tutto ciò che è già stato esplorato. Saluta la fata sapiente, l’eugenia della pentola, l’avvocato partoriente, l’amico d’infanzia, i partigiani che continuano a combattere ogni giorno assieme a lui e non smettono di pensare che il cambiamento è sempre possibile, sempre vicino, che per approssimazione possiamo stare solo meglio di così. Saluto il blogger, la mia amica umbra che corregge, traduce e crea, un mamma anarchica, un’amica sullo stretto di Messina che commenta con me i misfatti del giorno. Ci siamo.

25 Stile Libero