Sarà la pioggia che cade e rattrista ancor più l’atmosfera pesante, sarà l’antipolitica, la sfiducia massima nel prossimo, saranno le migliaia di suicidi evocati come spauracchio per farci accettare questa austerità e il sacrificio continui. Mi sembra chiaro che i Tecnici per quanto tali – esperti nel loro campo – siano carenti proprio nella comunicazione. Assistiamo, nel tentativo di risultare assertivi, a dei paragoni che diventano spettri inverosimili, quanto irrispettosi, della dignità umana: la Grecia e i suicidi, i refusi, tutta l’antologia sui bamboccioni e la pigrizia, l’apologia delle capacità tecniche, delle mille lauree, delle formazioni all’estero, delle notti insonni come della protervia nell’affrontare le piazze e nell’essere accolti a tutti i costi nelle fabbriche. E’ qui che emergono, i Tecnici, in tutta la loro inadeguatezza, nel loro profondo scollamento sociale. Lo fanno, in sostanza di continuo. Certo, ci hanno regalato del nitore rispetto alle precedenti cronache giudiziarie e alle notizie stampa che ci rendevano incredibili e rozzi agli occhi del mondo intero, ma ora? Dopo qualche boccata di ossigeno iniziale gli interrogativi si moltiplicano e prolificano fulminei.  A noi non rimane che informarci, che continuare a lavorare e nuotare, tra poche speranze e mille paure. Questa è l’unica realtà che conta, la nostra, è cronaca pura. Noi siamo i numeri delle famiglie in difficoltà, noi siamo le famiglie dei disoccupati, noi siamo quelli che prima aiutavano nelle mense della Caritas e ora non riteniamo peregrina l’ipotesi, vicina, di cercarci un ristoro materiale e morale. 25 Stile libero continua a nuotare e, sempre tra una bracciata e l’altra, pensa alla Caritas che tracima di piccola e media borghesia come di proletariato.

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