E’ tanto che non torno a scrivere, perché in questi giorni i fatti che ci riguardano come cittadini italiani ed europei mi hanno lasciato sconcertato, frustrato, incollerito e, alla fine, basito. Si fatica a credere ancora a questa Europa, si fatica a vivere nella recessione, si fatica a sottoporsi solo a disagi e a pagare per il risanamento del Paese che non sappiamo bene come e quando avverrà. Per lo più si continuano a ricevere informazioni frammentate, assolutamente parziali oltre che opinabili, la cui interpretazione si presta a molteplici chiavi di lettura, anche contrarie, su ciò che sarebbe meglio o peggio per noi. Sento molta stanchezza attorno a me e, dopo la scorpacciata quotidiana di tutti i gironali, delle agenzie di stampa, dei telegiornali, come delle interviste, non certo aumentano le convinzioni. Al contrario, monta la  sensazione di essere regrediti nel tempo, al liceo, dove un gruppo di insegnanti severi ci impone compiti su compiti, interrogazioni spietate attribuendoci giudizi ingiusti e risibili, che non tengono affatto conto dei nostri sforzi. Insomma, dove stiamo andando veramente, considerato che non ci troviamo in un film di fantascienza? Fino a ieri appesi all’esito del voto greco; in Italia speranzosi di avere le primarie, panacea di tutti i mali e le storture;  speranzosi che all’interno di un partito come il Pd come minimo s’imponga la regola, già presente nello statuto, del massimo dei tre mandati elettorali con pochissime deroghe;  speranzosi che  il ddl corruzione sia realtà dalle prossime elezioni e che la legge elettorale, anche fosse una variazione del Porcellum, preveda il 50% dei candidati siano eletti su collegi uninominali e l’altro 50% su liste bloccate, visto che nessuno spera più di ambire a qualcosa di diverso, alla nuova legge elettorale. Poi il trauma degli esodati, la Fornero contro i vertici dell’Inps: come non chiedere le dimissioni di questa ministra, se non provvederà urgentemente a colmare la lacuna che ha prodotto, con un intervento legislativo d’urgenza. Troppe le incognite anche sui diritti civili se pensiamo, ancora, agli ultimi episodi omofobi e all’incapacità di un partito che dovremmo reputare di “sinistra”  di imporsi, di presentare  una disegno di legge che garantisca uguali diritti alle coppie di fatto, etero ed omosessuali; di più i matrimoni per i gay così come le adozioni per i single, etero e gay. E’ veramente il minimo dopo anni di frustranti mediazioni che ci hanno condotto al nulla.  Siamo fuori tempo limite e dobbiamo pretendere di presentare il nostro conto. “Un conto”, quello sui diritti civili,  che la maggior parte dei Governi dei Paesi europei ha già saldato. Ora davvero basta. Essere strattonati dalla vecchia democrazia cristiana, in parte presente nel sul avatar Udc, in parte all’interno dello stesso Pd, per assicurarci una eventuale vittoria alle prossime elezioni ha un peso davvero enorme. Non dovevamo ripartire dalla foto di Vasto ed eventualmente estenderci ai moderati del centro su specifici punti programmatici, non più discutibili ad alleanza fatta? E anche in quest’ultimo caso, ci sembra di rivedere brutti film del passato, farraginosi e magmatici.  Ora la novità dell’apertura alla società civile, interpellata per i vertici Rai, così come per avere nuove soluzioni a problemi ed includere una buona fetta di  base, nuova e possibilmente giovane, per il  tanto atteso ricambio generazionale. E’ giusto? E’ sbagliato? Di certo c’è voluto il Movimento 5 Stelle, oggi accreditatosi come secondo partito più grande d’Italia, a spingerci in questa direzione quando soltanto dentro di noi dovremmo trovare  l’urgenza del cambiamento. E non prendiamocela con un irascibile Di Pietro, che sovente ci insulta, perché il problema non è certo questo. La classe dirigente tutta di questo partito deve fornire quello  spazio per il ricambio, deve incoraggiarlo, compiere passi indietro e di lato perché, anche se in buona fede, troppo legata ormai ad un mondo altro, avulso ed estraneo a quello dei suoi elettori.

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