Difficile non dispiacersi quando vedi un partito che dei diritti civili in genere dovrebbe fare il suo stendardo avvitarsi e combattersi, smembrarsi in mille correnti e sub correnti. Difficile doversi sempre accontentare, aspettare un futuro che magari non arriverà, difficile perfino credere che ogni azione sia sempre compiuta in “buona fede”. Il dubbio s’insinua perché non è sufficiente farne una questione procedurale di voto. Non è sufficiente pensare di dovere accettare il documento che è stato sottoscritto dalla maggioranza, solo perché maggioranza numerica, di un’Assemblea. Quella dei matrimoni gay è un’occasione importante mancata, l’ennesima, la sua non discussione e momentanea archiviazione è un’ulteriore sconfitta. Triste pensare che, bene che ci andrà, dovremo aspettarci degli “pseudo dico”, l’ammissione di alcuni diritti anche per le convivenze etero e omosessuali. E vorremo ben vedere! Ma, ormai, è poca cosa nel 2012 quando scavalcati a Sinistra non solo da alcune forze politiche italiane, che non hanno perso tempo ad attaccare il partito democratico in modo strumentale e becero quando su quegli stessi diritti non si sono mai pronunciati con tanta chiarezza e incisività prima di sabato scorso, ma dalle maggior parte delle democrazie occidentali. E dispiace l’argomentazione secondo la quale per pretendere troppo si potrebbe finire con l’ottenere niente. Non si può mettere a tacere il sano dissenso in questo modo, l’unico reale tentativo di far evolvere la società civile. Non siamo sotto ricatto: i diritti non sono mai ricattabili, almeno non dovrebbero esserlo. E se si continua a parlare di una minoranza del 3% dell’Assemblea contro un 95% unanime sulla proposta generica della Bindi, che potrebbe essere declinata e utilizzata a sua discrezione e quella dei cattolici foriera com’è, nella sua genericità, di ambiguità che sottraggono invece di aggiungere, allora l’occasione è davvero mancata. Ancora una volta e per chissà quanto tempo ancora. Quell’Assemblea è sbagliata e bisogna che si rinnovi, a maggior ragione, che vengano date nuove tessere e non restituite quelle giuste, di chi in buona fede ha tentato un colpo di schiena. Questo partito ha bisogno di molto coraggio, di rompere con le eccessive diplomazie, di rinnovarsi accogliendo e promuovendo autentiche rivoluzioni dei diritti civili. Se, considerato il frangente economico, non spingiamo almeno sul riconoscimento dei diritti civili, che non sono un’appendice, così come sul testamento biologico e sulla ricerca con tutto quanto questa comporta in campo medico e della sperimentazione, allora davvero saremo solo depressi, oltre che nell’economia nell’animo.

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