Ci risiamo: chiede di votare a novembre e solo a questa condizione renderà possibile la riforma della legge elettorale e tutto avverrà prima della potenziale condanna sul processo Ruby. Ecco la fretta che, male che gli andrà, consentirà comunque al Pdl di risicare qualche percentuale in più. Ad ogni modo oggi rincuorano almeno: l’unione di intenti con Vendola e l’idea che l’Udc, se proprio dovesse commparire, lo farebbe sempre e solo dopo. Non smettiamo di sognare di potercela fare “da soli”.
Certo è difficile convincere gli altri. Ci sono sempre degli altri reticenti e indolenti, un po’ miopi, ed infatti il nostro è un paesino che ha bisogno della Corte Europea e dei magistrati per incidere sulle menti della gente, per rimettere in discussione leggi sbagliate e istillare il più lecito ed evidente dubbio. Noi italioti aspettiamo sempre che il cambiamento ci piovi dall’alto, che un sussulto – quello minacciato dai minatori sardi che occupano per vedersi garantito il posto di lavoro – ci bastoni all’improvviso, attraversi la spina dorsale e costringa al cambiamento. Altrimenti niente. Ottusamente fermi. Eppure un referendum lo abbiamo avuto a portata di mano, ma niente. Ci rimangono poche Istituzioni europee, qualche mente illuminata che ormai urla fino a squarciarsi la gola per rivendicare diritti, gli operai occupanti, e l’itervista di Vendola su la Stampa di oggi oltre all’editoriale di Veronesi su La Repubblica. Accontentiamoci? No, arrabbiamoci. Non voglio morire da “italiota”.

 
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