Il senso del contesto. Spesso lo perde chi, anche ai tempi della crisi, non è costretto a dovere sopravvivere, a immaginare e trovare gli espedienti per arrivare al domani. Spiace constatarlo, perché l’individualismo non può esser tale da accecare e scollegare dall’urgenza. Dobbiamo continuare a leggere e vedere la realtà per quella che è, assai critica. Sono macigni feroci gli ultimi scandali e le ruberie del momento. Lascia basiti il solo dovere argomentare delle dimissioni di massa, che dovrebbero essere il primo segnale, anche e soprattutto di chi non ha contribuito alla degenerazione evidente dell’oggi. Il senso del contesto dovrebbe sottrarci a tutto ciò che riteniamo indegno, eticamente discutibile, riprovevole, biasimevole e sudicio. E non è l’errore, circoscritto e singolo, nel quale si può essere incautamente incappati, è un modus vivendi ai tempi della crisi. Com’è possibile che una classe dirigente non si sia fermata un attimo, il più fugace, e non abbia raccolto quella lucidità che le doveva far asserire subito: “Io non ci sto. Io non assecondo niente, questa non è la mia politica”. Non servono i capri espiatori, ma segnali importanti, azioni mirate ad invertire la rotta.