Parlare di amore è difficile, scriverne peggio. Come rendere banale un sentimento. Se di “sentimento” si tratta. Eppure nasce da una conversazione con un’amica l’idea di scrivere di amori diversi. Dieci storie di amore, almeno, declinate in ambiti differenti. Quello complicato, quello tossico, quello strutturato, quello cerebrale, quello solo passionale, quello impossibile e immaginato e dunque partorito come favola, come proiezione, come desiderio lontano, quello ancora sofferto. Per diverse ragioni sembrerebbe una battaglia persa. Inutile e irrispettoso affrontarlo. Cominciare a parlare d’amore è davvero arduo e limitante. In partenza già una quasi sconfitta. Un limbo che attira la derisione se non il disgusto di chi è troppo provato dalla propria sopravvivenza per fermarsi un attimo ad immaginare, a dare una forma a questo sentimento o stato d’animo o, più semplicemnte, stato che dir si voglia. Quasi fuori contesto con tutte le urgenze e disgrazie di oggi. Una nota stonata, prossima al delirio e alla ottusità e superficialità più becere e ignoranti, una provocazione irriverente, una mancanza di rispetto per tutto quanto accade e ci circonda. Non credo, però, che l’Amore aggiunga o sottragga qualcosa all’evolversi della disoccupazione, alle politiche sbagliate, ad una classe dirigente anestetizzata, ad un paese logoro e affogato nei problemi economici, sociali e culturali. Per questo ci provo. Sì, ho deciso di tentare. Come sempre è fondamentale il lavorare di fantasia, come l’attingere dalla personale esperienza. Che poi la si romanza, ci si costruisce attorno dell’altro, quello che abbiamo sempre immaginato e mai concretizzato o, al contrario, che abbiamo temuto potesse capitarci vivendo nella paura e nella instabilità o, ancora, che ci è capitato e lo abbiamo sentito tanto intensamente da non poterlo raccontare in modo obiettivo. Vivere per scrivere. Ce lo diceva anche Garcia Marquez.

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