Si fa veramente fatica a trovare una posizione in un partito che ho sempre sostenuto e continuerò a sostenere, che invece di compattarsi si sfilaccia e divide in rivoli, affluenti, differenti correnti. Ci abbiamo sempre creduto e probabilmente continueremo a farlo. Perché veniamo da lì, perché i valori culturali che ci contraddistinguono sono quelli che albergano da sempre nel partito democratico. Però, inevitabile, crescendo si perde quella sensibilità e quel trasporto incondizionati. La Politica è cambiata: chiede al proprio elettorato adesione e lui, incredulo e basito, fatica a verificare risultati netti e immediati. Manca la connessione tra causa ed effetto, tra ideali e realizzazione degli stessi, tra prospettiva e l’impegno tangibile nel renderla viva. Per via della congiuntura economica, delle larghe intese, della crisi che attanaglia l’Europa intera. E allora, nostalgicamente, con il pensiero non si può non andare a ritroso nel tempo. A quando si trascorrevano ore e ore in quegli spazi che si chiamavano “sezioni”, oggi circoli, dove ci si confrontava apertamente, dove il piacere era più di una percezione e di un sentimento, era la certezza di sentirsi famiglia, di appartenere ad un campo solido dove mettere radici. Quegli spazi dove, ancora piccoli, ci trascinavano genitori per farci respirare un’aria giusta e foriera di cambiamento. Tutto veniva da sé, cresceva spontaneo e il dubbio, quando si palesava, subito scemava sostituito da argomentazioni importanti capaci, in un baleno, di farci ripartire con slancio, di dissipare la più pericolosa incertezza. Ci si sentiva sempre a proprio agio, certi di potere dare un piccolo grande contributo a un approccio alla vita che ci rappresentava, quello “giusto”, che sarebbe sopravvissuto perché contenente le istanze migliori da esprimere. Non smetto di sperare come di ricordare, ma si acuisce la sensazione che a valere non siano i singoli contributi, gli agognati confronti, piuttosto le logiche più grandi che, forse, possiamo solo immaginare e dissimuliamo fino allo stordimento per non rimanerne annichiliti. Quando solo ci troviamo a supporle, le logiche, incrinano subdolamente il nostro pensiero, il nostro ego pieno di afflato e speranza che preserva una porzione d’ingenuità e innocenza. Allora ecco che l’incertezza s’ingigantisce e i “Ma” come i “Perché” si fanno grandi, cominciano a vivere di vita e potenza proprie, incontrollabili. Ci ritroviamo a combattere con noi stessi e, nel farlo, se rimaniamo ancorati ancora una volta a un partito e la sua storia è perché la nostra fede laica è superiore alla realtà che ci circonda, all’agire di quello stesso partito, alle sue decisioni sovente mal digerite. Proprio per questo il Partito sopravvive, nonostante la nostra fatica, quella dei suoi elettori, nonostante le risposte mancate, le ambiguità, le decisioni calate dall’alto e dall’altro, in nome di una strategia che prima o poi dovrà palesarsi e tranquillizzarci di nuovo. Tutto questo pensare, le speculazioni continue, nulla aggiungono a un percorso che probabilmente è già, in gran parte, deciso. Si fa fatica, ma andiamo avanti. Le preoccupazioni da fronteggiare sono tante e tali, la nostra sopravvivenza, da togliere spazio e tempo al dubbio. La fatica ci aiuta a pensare di meno e sperare di più.

David Giacanelli