La terra trema, Caterina viene attaccata sul web perché tenta di sopravvivere ai suoi 25 anni nonostante i nazi/animalisti facciano di tutto per riuscire a scalfirne la dignità e a denigrare i progressi della scienza. Il Governo delle larghe intese è sempre più incalzato da Renzi. Il lavoro, l’unico dramma certo, non opinabile come le percentuali sciorinate ogni giorno e i differenti auspici per fronteggiare la crisi economica, non c’è. Lo sapevamo. E non tengono i paragoni con la disoccupazione del ’77: aumenta la classe dei disoccupati così come crolla l’imprenditoria italiana, il capitalismo molecolare e quello dei distretti industriali. Parrebbe non prefigurarsi alcuna speranza se non il sano atteggiamento d’essere, ancora una volta, resistenti alle delusioni, alla povertà, alle Istituzioni lontane, alle banche, al capitalismo finanziario, agli investimenti in titoli, al superamento dei guadagni realizzati sui fondi, alla ricchezza virtuale e al suo successivo declino. Roba, comunque, per pochi scaltri anche un po’ alieni. Resistenti, in sostanza, alla degenerazione della nostra economia, al mondo che cerchiamo di decifrare ogni giorno per trarne poche ma chiare considerazioni, resistenti al nostro tentativo di mollare. Eppure non basterebbe più resistere, ma ripensarsi diversamente. Capire come contrastare flussi più grandi di noi, ridefinire i nostri rapporti, il nostro stare al mondo. Nient’altro?! E la chiamavano crisi fino a qualche giorno fa, mentre il tecnocrate prima e il politico specchiato dopo portavano a casa il proprio compitino ben fatto, con cifre non lievitate, i migliori auspici, il blocco della recessione, e il non incremento ulteriore della disoccupazione. E ci sembravano già degli ottimi risultati. Poi ci siamo resi conto che il ceto medio andava sparendo e che la contrapposizione tra un’enorme classe sociale costruita sugli stenti, sull’arrangiamento, su sparuti ammortizzatori sociali stava corrodendo ogni confine. Solo quel 10% della popolazione ha continuato a restare impermeabile, ad essere benestante e conservare la propria ricchezza. Le classi sociali non esistono più, non nell’antica accezione. Siamo, piuttosto, un enorme agglomerato di stenti, come vivessimo in una nube post atomica, di solo bianco e nero. Dove ci ricordano di ridare colore, di reinventarci, di ripartire dal senso del contesto per fare un guizzo, una rivoluzione d’ottimismo e creatività. A pensarci bene, fino ad ora, chi è riuscito a sopravvivere alla propria società marcescente, ha dovuto smettere di pensare, non farsi domande e schivare i marosi, di più gli tsunami, che s’abbattono sui corpi inermi e impreparati a combattere. Altro che colpo di reni, che indolenza italiota, che abulia e generazione accontentata. Piuttosto sdraiata ma dallo schifo dilagante, che quando non è stato abominio è diventato crisi imperscrutabile. Perfino politologi illustri hanno cominciato a lanciare strali, a sconfessare la propria umanità e formazione culturali, il perenne rinascimento, il dna che ce lì rendeva ‘esempio’. Arriviamo così ad un 2014 dove, però, si sono ‘contenute le tasse’. Beh, tutto questo ai molti non interessa neanche, considerato che pagare le tasse è sempre stata la normalità. Non motivo di encomio. Però c’è stato il ricambio generazionale della Politica, lo aspettiamo nella classe dirigente anche al di fuori delle Istituzioni. E siccome non pensiamo che il dato anagrafico sia garanzia d’efficienza, non generalizziamo mai, c’è d’augurarsi, almeno, che non si tratti dell’ennesimo lifting.

David Giacanelli