‘Che poi alla fine, appena si presenta una volontà, un ragionamento chiaro e determinato a conseguire tutta una serie di traguardi sui diritti civili, c’è qualcuno che urla alla deriva relativista. Qual è questa deriva? Siamo il fanalino di coda di tutti i Paesi Europei, facciamo sorridere una qualsiasi mente lucida e critica. Non si riesce a chiudere un ragionamento, a portare a casa un risultato. Basti pensare alle unioni civili per etero e omosessuali, alle sciocche diatribe e pretesti per partorire ddl con refusi, mai accidentali, capaci di fare saltare i tavoli per la legge sull’omofobia. Viviamo in un Paese dove alcuni, una netta minoranza, visto che parlare di numeri a questo punto diventa fondamentale, realizzano accostamenti medioevali. Non è possibile fare un qualsiasi ragionamento sull’uso delle droghe leggere, sulla cannabis per scopo terapeutico e svilupparne, in prospettiva, di altri. Non si può parlare di eutanasia legale, di procreazione assistita, il numero degli obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche continua a essere enorme e così anche l’aborto, che è costato anni di battaglie e militanze, è spesso messo in discussione. Credo c’entri davvero poco la fede, perché chi crede in modo onesto è sempre pronto a mettersi in discussione e si presta al confronto. In questo periodo vedo piuttosto la paura di chi percepisce che si avvicina il tempo del cambiamento, perché si è aspettato fin troppo, e si è sacrificata la pelle di tanta povera gente senza citare i numerosi casi che hanno riempito le pagine delle cronache degli ultimi mesi. La paura s’ingigantisce e mozza il fiato, così come la capacità di riflettere e ragionare, in chi non è abituato a mettere in discussione le proprie posizioni, a relazionarsi con altre realtà. No, perché si ha paura di ragionare, perché molto elettorato lo si preferisce tenere sotto controllo con il “certo” che poi è “l’identico”, la stessa posizione sempre e comunque. Anche alla luce di nuovi accadimenti, di una realtà che vuole imporsi, farsi conoscere, talmente estesa da dilagare. Senza mistificare e sommare troppe questioni, ritengo che sia importante ricordare. La memoria di sé, del proprio cammino e delle proprie esperienze, aiuta sempre a capire dove e come ci si può muovere. Dove si è sbagliato e come rimediare, magari ricominciare, ragionando. Ma schiudendosi a nuove possibilità. Nelle giornate della Memoria, appunto, è importante ricordare e inciampare nelle pietre d’inciampo, così come nei drammatici ricordi, un monito affinché davvero, finalmente, ci si evolva. Ci si sperimenti rispetto alle urgenze e alla realtà che ci circonda, che è già cambiata, e chiede di essere rappresentata e difesa dalle Istituzioni. Fino a che si considererà questo elementare ragionamento “secondario” e lo si posporrà alle sempre enormi e più grandi emergenze economiche, lavorative ed esistenziali, che pure ci sono, si perpetrerà all’infinito un grave errore. Perché lo sviluppo di una comunità e di un Paese non può prescindere dal riconoscimento dei suoi diritti e dalla memoria del suo passato.

David Giacanelli