Forse ha davvero ragione Piero Ignazi, quando oggi su Repubblica scrive che l’elefantiaco paese Italia potrà essere salvato solo dalla generazione dei “giovani”.

Non lo dice nell’ottica della “rottamazione” abusata, tanto in voga oggi da essere diventata un brand politico, elemento da associare allo sciocco neurolinguismo e a ogni altra pseudo scienza che attribuisca esagerata importanza all’apparenza e al comportamento estetico in Politica. Non stiamo qui a vendere pentole, né qualsiasi tipologia merceologica, piuttosto pretendiamo il riconoscimento di diritti, la legiferazione di ambiti ripudiati o affrontati sempre e solo con la migliore intenzione, una dichiarazione rimasta tale.

Non stiamo qui per ammiccare a qualcuno, per guadagnare voti, infatti non parlano le nostre fisicità e i nostri aspetti, né tanto meno le posture, le intonazioni e i movimenti plastici. Non hanno parlato, finora, le accelerazioni in velocità, e quando l’hanno fatto, hanno disatteso gli obiettivi e reiterato la cultura che ha caratterizzato gran parte dell’ultimo ventennio del Paese.

Andrebbe rottamata la moderazione, la pigrizia, l’incapacità di osare, di affrontare temi scomodi rischiando di incrinare e rompere accordi e patti politici. Solo in questo caso, l’elemento anagrafico potrebbe finalmente fare la differenza, e restituirci tutto il tempo perduto ad almanaccare. Un tempo che ci vede in spudorato quanto vergognoso ritardo rispetto al resto dell’Europa, provocato da un cattolicesimo straripante, dalla moderazione opportunista, dall’indolenza italiana, dalla sua neghittosità, dall’incapacità di battersi con ogni mezzo per arrivare a legiferare ambiti sui quali i richiami internazionali sono stati fin troppo esaustivi.

Inutile sgranare il rosario, sciorinarli tutti, uno a uno, ‘perché sono troppi gli imbarazzanti vuoti legislativi. Ed è vero che, al momento, la differenza l’hanno fatta solo Sindaci illuminati, l’azione legale di assennati e lungimiranti avvocati e le sentenze di giudici imparziali. A livello nazionale e internazionale, ma tutto questo non può bastare e ci ricorda, ancora una volta, la nostra arretratezza che non ha più bisogno di parole, né d’essere stigmatizzata.

Forse davvero il cambiamento e la legiferazione sui diritti civili, ancora negati, possono essere provocati solo da una classe dirigente in grado di comprenderli appieno, e perché ciò accada, bisogna essere figli di questa stessa società, ormai “altra” da decenni.

Per non sentire lo stupido imbarazzo, per vivere tutto come atto naturale, senza schermirsi dall’ignorante vergogna, o irridere come “visionario” chi, piuttosto, è cittadino che vive in perfetta sincronia e armonia il nostro tempo, addirittura ne anticipa le istanze.

Se il dato anagrafico non è dirimente per il ricambio della classe dirigente, al contrario lo sono solo l’esperienza e le capacità non ancora sperimentate, che non hanno età, può esserlo forse per i diritti civili. Non è una certezza, ma è un possibilità percorribile. Dalla considerazione del politologo sono evidentemente esclusi tutti coloro che, a prescindere dal mero dato anagrafico, da maggiore o minor tempo agiscono già da capaci e meravigliosi visionari.

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