Vi è mai capitato di leggere dei libri completamente astrusi? Che pretenderebbero di essere originali solo per la scelta dei protagonisti da far parlare, gli “io narranti”, senza però arrivare a descrivere una struttura narrativa completa e con una propria sequenza logica?
A me poche volte. Sarà forse la nuova tendenza d’inizio millennio, per cui esauriti gli argomenti ed in parte gli stili, si tende a puntare tutto sull’originalità dei contenuti. Non importano i confini di questa originalità: doveroso è andare oltre, meravigliare, stupire superando il già percorso. Partire da prospettive bizzarre quanto incredibili. Si fanno parlare animali, piante, suppellettili. Passiamo pagine e pagine di letture assorte, prima di capire chi è l’io narrante, il o i soggetti implicati nell’intreccio narrativo, qual’è la storia, ammesso che ne esista una, ma soprattutto quale concetto vuol essere comunicato. S’incrociano ad arte le vicende più disparate ed improbabili, per usare un eufemismo, sicuramente non aderenti alla realtà come siamo abituati a percepirla. Eppure, queste trovate sembrano avere un loro perché, in quanto gli autori vendono, s’impongono tra la folla con la gioia delle case editrici che li editano e continuano a farlo.
Insomma, davvero è difficile azzeccare i filoni, i generi che possano ammiccare all’assiduo lettore, e cavalcarne l’interesse intercettato del momento. Complicato è scrivere in funzione di un gusto diffuso, pensando già a quanta gente si vorrebbe coinvolgere nella nostra lettura. Che prototipo, quale target. Come se la creazione, la narrazione che si vuole ideare non potesse prescindere dalla rappresentazione plastica di un pubblico che abbiamo già in mente, di riferimento, che siamo costretti a immaginare per limitare l’eventuale fallimento del nostro progetto. Questo meccanismo, forse un po’ cinico, molto diffuso, s’inserisce perfettamente nella realtà editoriale in crisi. Ricercare lo stupore, la meraviglia, in alcuni casi la patinata illogicità. Se oggi facciamo parlare oggetti inanimati, animali, piante, domani a chi daremo la parola?
Premesso che la libertà d’espressione va sempre salvaguardata, in ogni sua forma e direzione, si percepiscono lo spaesamento dei lettori e l’assenza, più oggettiva, di una vera direzione narrativa.