Ho sognato che la vecchina che vedevo senza indumenti, abbandonata placida nel letto del fiume, ad un tratto si risvegliasse. Senza uno straccio addosso, depositata lì, allo stesso modo in cui aveva esalato il proprio ultimo respiro. Aveva riaperto prima un occhio, poi l’altro. La fronte aveva preso ad incresparsi, le rughe a disegnarle le guance e a incorniciarle  gli occhi, a mulinello, fino a raggiungere un’irede ieratica. L’espressione del suo volto, per quanto esangue, opalescente per la mancanza di vita e circolazione sanguigna, era rilassata ma seria. Decisa. Mi fissava per dirmi che nulla era perduto: lo sussurrava con un tono di voce flebile, quanto a sonorità, ma secco. Non lasciava spazio al fraintendimento o al dubbio. Per questo sognavo e poteva trattarsi, solo, di un meraviglioso sogno. Troppo lo stridere ed il contrasto con la realtà che ci circonda. Mi diceva, scandendo bene le parole, perché non equivocassi, che avremmo dovuto continuare a combattere, che nessuna omologazione sarebbe stata possibile. ‘Ché davvero omologare per annientare non serve a niente, e il problema riguarda l’animo umano, tutto, la condizione di questo periodo storico. Io l’ascoltavo attentamente, né mi sorprende perché la vecchia in sogno torna sovente a parlarmi, a sussurrarmi assennata tutte le sue verità, del passato e del presente. Comprese quelle che stanno per compiersi. Come nei migliori film e romanzi sudamericani, avviluppato nel magico, senza troppo domandarmi, mi abbandono alla suggestione del momento. Questo è il momento sfocato, onirico, del sogno profetico, della rassicurazione, del ricordo della vecchia cui tanto ho voluto bene. E’ la speranza di potere continuare a credere che un’alternativa, quella sempre desiderata e per la quale in modi e forme differenti abbiamo anche lottato, è sempre possibile e realizzabile. Eppure non so se basterà la vecchia nel letto del fiume che, raggiunta la posizione eretta, continua a parlarmi. Questa volta ci vuole molto di più. Importante è non desistere, non lasciarci impoverire rispetto alle speranze. Però davvero è importante comprendere che quante più risorse ci sottrae un’economia malata, un impoverimento collettivo, tanto più la gente torna per strada ad industriarsi, ad almanaccare soluzioni, ad escogitare idee e rimedi per la comunità. Non è poco. E la vecchia, in sogno, è solo il corollario fantastico di quanto vedo attorno a me: cittadinanza attiva, indefessa, che non ci sta ad arrendersi e che compatibilmente con spazi e tempi, si mette a disposizione. Anche solo ipotizzando idee e nuove soluzioni.

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