“Confronto” è il concetto e la necessità più diffusa di questi tempi. In vista dei prossimi appuntamenti elettorali, delle amministrative in molte città. Se per “confronto” s’intende, però, il dominio dell’opinione prevalente, perché numericamente maggioritaria, allora è del tutto inutile. “Confrontarsi” dovrebbe essere piuttosto il percorso per comprendere se è possibile individuare, ancora, punti di convergenza, principali, indispensabili quanto imprescindibili alla storia politica che accomuna. Quegli elementi in base ai quali ipotizzare anche delle alleanze elettorali, senza perdere d’identità. Le fratture sono già avvenute, impossibile ricomporle. Ferme restando le eterogenee anime con tutte le differenti evoluzioni, i patimenti subiti, vissuti, logoranti, il timore è proprio che non ci si voglia realmente parlare. Altro che “confronto”, altro che “dialogo”. Perché una posizione maggioritaria non vuole saperne di confrontarsi con quelle minoritarie, le esclude a prescindere. Allora, però, non possiamo stupirci delle esternazioni pubblicate sui giornali, d’improbabili quanto alchemiche alleanze, di virgolettati che indeboliscono la Sinistra, tutta, consegnando alcune città all’avversario. Questi i pronostici del momento. Tutto è subordinato, legato, assoggettato a poche indiscutibili linee, che sanciscono il potere di una maggioranza. Ma qui ci troviamo di fronte ad una crisi politica profonda, alla messa in discussione di comportamenti, atteggiamenti, una comunicazione carente e delegata ai social network. La Politica dovrebbe rimpossessarsi non dei suoi scranni, ma delle proprie sezioni, delle piazze, e cercare di spiegare quanto accaduto o quanto, piuttosto, non accaduto e il suo perché. Ciascuno non deve rinunciare a esprimere la propria idea, nella quale crede, che fino a poco tempo fa avrebbe caratterizzato la Sinistra tutta. La sensazione è che tutti, minoranze come maggioranze, a sinistra vogliano fare un passo avanti senza farne uno indietro. Fermarsi un attimo per ammettere che di errori ne sono stati commessi tanti e che al “capro espiatorio” non crede più nessuno. Semplicemente perché non esiste alcun capro espiatorio. Si sbaglia sempre assieme. Tutti, nessuno escluso. Altrimenti è una storia già scritta. Al netto dei problemi e delle crisi consumatesi, del dolore vissuto, dello strazio, dell’incapacità nel comunicare il proprio dissenso, del corto circuito di fiducia e di condivisione delle scelte operate, delle ferite troppo recenti per pretendere che si possano ricompattare e guarire in qualche settimana, l’unica opportunità che resta è forse un confronto. Ma reale. Paritetico e senza pregiudiziali numeriche. Un’evidenza, una banalità, tralasciata la quale è tutto già perso. Almeno sul piano dei contenuti politici o il confronto è reale, oppure questa volta si salta il giro. 25stilelibero