Tutto è cominciato qualche anno fa. Quando un po’ per lavoro, un po’ per interesse personale, per sensibilità, mi sono imbattuto in fatti inquietanti e drammatici della cronaca nazionale. Pensavo, inizialmente, si trattasse di fatti isolati ed episodici, invece nel tempo ho dovuto costatare il loro ineluttabile ripetersi.  Cambiavano le persone ma le dinamiche, attraverso ceti sociali, professioni, spazi e luoghi geografici differenti dell’Italia erano sempre le stesse. Un’idea insana del possesso, dell’esclusiva nei rapporti sentimentali. Ancora, il bisogno malato del controllo e la possibilità di manipolare, totalmente, la persona che si crede di amare. La creazione di rapporti affettivi di dipendenza, dove ogni desiderio e fantasia sono leciti per tenere saldo e rendere unico il vincolo. Anche pagare un pegno, può diventare abitudine, come liberarsi e offendere con espedienti differenti tutti i precedenti compagni e compagne con i quali si è costruita un’affettività. Pare impossibile, nel 2015, assistere al dipanarsi di questi orrori e, ancor più, al tragico epilogo quando qualcosa nel sadico quanto masochistico rapporto tra la vittima e il carnefice, s’incrina. Quando per un attimo uno dei due si sottrae all’ingiustizia infame e trova il coraggio di rinsavire è punito dall’altro. Di più, sfregiato a vita. Pertanto subisce una doppia violenza: psicologica e fisica. Ne paga, per sempre, le conseguenze sulla propria pelle. La pelle ricorre come feticcio, merce da baratto, stendardo da esibire o punire all’occorrenza. Nulla più, ai nostri giorni, sembra potere prescindere dalla pelle come esteriorità, superficie da mostrare e vendere, da barattare, con la quale soddisfare fantasie, anche le più perverse. Niente di male se tutto questo avvenisse in uno schema condiviso dai suoi attori e le loro epidermidi e non portasse a violenze permanenti e indelebili. La pelle è metafora di uno slittamento totale d’interesse e valori. Non è mai generalizzabile, certo, ma negli ultimi anni si è superato un confine tacito: quello del buon senso e delle sicurezze personali. Profanare un corpo bruciandolo per punizione o sottoporlo a ogni possibile violenza come pegno d’amore o, ancora, snaturarlo per farlo ringiovanire a forza con interventi chirurgici estetici, ci restituisce il senso di questo semplicissimo ragionamento. Forse, davvero, per esorcizzare tutti i plausibili timori, dall’invecchiamento alla paura di restare soli, di essere traditi, di non potere tenere sempre tutto sotto controllo, soprattutto le vite degli altri, sarebbe bene abbandonarsi al proprio destino. Invecchiare liberi e noncuranti, scevri da aspettative se non le proprie, possibilmente sane. “Pelle” non ha alcuna ambizione o volontà, né tanto meno la capacità di potere fare della morale sui costumi odierni.  Semmai costituisce un’altra opportunità per stendere un ragionamento, come la pelle al sole, e mettersi a nudo. Vuole indurci a ragionare, ancora una volta, di noi stessi.  Questo breve romanzo, un e-book,  pone una riflessione sulla pelle come feticcio abusato dei nostri giorni. Lo snaturamento dell’epidermide è disarmante effetto delle trasformazioni sociali che ci riguardano, dei simboli più in voga, e perciò illusione effimera e malata. Attorno a tutto questo ho costruito “Pelle” e per parlarne mi sono servito delle vite di due giovani donne, Maria, detta “Sunny” per gli amici, e Marisa. Sono dirette entrambe a Milano e si scontrano, da subito, sul treno nel quale viaggiano. Antitetiche. Agli antipodi per carattere e valori di riferimento, per vita vissuta e subita, le loro discussioni le conducono verso un reciproco cambiamento. All’inizio inconsapevole, poi  condiviso, addirittura con una pacificazione al ritorno del proprio viaggio. Attorno a loro ruotano molteplici personaggi, tutti importanti: famiglia, ex e attuali fidanzati, amicizie del passato, fantasmi del presente e continui ricordi e flash back dell’infanzia. I personaggi, apparentemente scollegati tra loro per l’intero svolgimento della trama, in un gioco di casualità si scopre, nell’epilogo del romanzo, avere un comune denominatore. E’ una narrazione che si basa su dialoghi, discorsi diretti, diversi soliloqui. E’ un romanzo  psicologico, che si serve di continue immagini per descrivere sensazioni e pensieri delle due protagoniste. “Pelle” è un susseguirsi d’istantanee, odierne, sulle vite di queste due giovani donne. Non c’è un ipotetico thriller con uccisione, non un assassino da individuare, e la narrazione non vira mai al tanto studiato noir. Al contrario, si procede per descrizione di pensieri e suggestioni e, proprio attraverso i discorsi diretti, i ragionamenti fatti ad alta voce, alcuni flash back e visioni potenti, si conoscono in modo più approfondito le vite dei suoi personaggi. Da qui l’idea dell’e-book “Pelle”.

David Giacanelli