Quando t’interroghi sulle parole giuste da utilizzare per spiegare concetti, temi, realtà complesse a dei bambini, significa che sei cresciuto. Ti sei fatto uomo e donna e devi relazionarti con l’insegnamento, con il comunicare, spesso sinonimo di rassicurare non mentendo.  L’avresti mai detto? Pensato certo, sempre. Di continuo. Come ti sei sempre raccontato che sarebbe avvenuto tutto nel modo più semplice e naturale. Senza tentennamenti, incertezze, snocciolando le parole, elementari, una a una.  Ritrovarsi, d’improvviso, sollecitato e avviluppato nelle domande e nei reiterati quanto inquisitori “perché” della curiosità adolescenziale, imbarazza. Dovere esplicitare e formalizzare bene un proprio pensiero, che è convincimento e poggia sull’esperienza, sull’accettazione e condivisione d’ideali e posizioni politiche a un bambino è assai difficile. Come Tahar Ben Jelloun, scrittore e saggista marocchino, principalmente noto per i suoi scritti sull’immigrazione e il razzismo ha fatto più volte con sua figlia. Spiegare di razzismo, d’immigrazione e di sessualità è davvero complesso.  Sono argomenti che dividono e contrappongono in modo feroce partiti e persone di uno stesso Paese, una stessa comunità. Sono temi delicati, da sempre, inaspriti dalle tragiche e continue cronache degli ultimi anni. Conseguenze di migrazioni, d’impoverimenti, di cambiamenti dell’economia globale e del clima. Tutto è collegato, inesorabilmente, e sembra destinato a confliggere. Mai generalizzare, certo, come pensare che la radice di un problema possa essere ricondotta a una sola componente. Piuttosto, sempre più si affacciano e vanno sviscerate e analizzate le molteplici componenti che subentrano nel determinare un’antinomia, un’efferatezza, un crimine, un atteggiamento che ci lascia esterrefatti e basiti per potenza e assoluta mancanza di controllo e ragionevolezza. Lasciando per un attimo da parte questi temi, che ci riguarderanno sempre, in questo lungo ragionamento mi sono ritrovato a pensare a come potere gestire informazioni da comunicare ai miei nipoti.  Dei bambini. Come spiegare loro, non ferendoli, non facendoli sentire diversi dai loro coetanei, alcune delle scelte che ho fatto. Decisioni nette che hanno cambiato per sempre la mia esistenza, che hanno comportato un lungo quanto doloroso percorso di consapevolezza ed elaborazione. Io sì, al momento, continuo a essere minoranza in una maggioranza. Torno a chiedermi: come spiegare loro non facendoli sentire estranei alla società che devono abitare, integrare, che il proprio zio ha scelto di vivere in un altro modo? “Altro” rispetto a quello più diffuso. Di pari dignità e accoglienza. Quali parole, esempi, metafore, perifrasi devo utilizzare e reinventare, parallelamente alla loro crescita, per essere certo che capiscano bene, a fondo, la libertà di potere scegliere? Di farlo sempre. Che ogni scelta non presuppone un compromesso, piuttosto una maggiore definizione di sé, del sé. Niente ragionamenti anodini. Convinzione e sana visceralità.  Lasciare il buonsenso per essere incisivi, per parteggiare sempre, per occupare uno spazio specifico che li caratterizzi e contenga.  Com’è accaduto per me. Oggi, direi loro di raccontarsi per quel che sono, senza inibizioni e diaframmi. ‘Perché il tempo non potrà che agevolarli e farli vivere meglio, anche dopo averli schiaffeggiati, all’occorrenza.  Vorrei capissero che lo stato di libertà del pensiero e d’espressione, il non sentirsi ricattabili, ostaggio di pregiudizi e tabù stolidi, è l’unica via per vivere serenamente, in uno pseudo equilibrio. Magari non il migliore, ma certo sano. In altre parole mi prodigherò perché possano essere e percepirsi liberi. All’apparenza fioriscono come riflessioni banali ed elementari, in realtà non lo sono per niente. Ci illudiamo che avendoli cresciuti in un ambiente laico, avendoli fatti confrontare con una società eterogenea e sempre accogliente, senza tabù, limiti, sia tutto automatico e semplice. Poi, invece, ci ricordiamo di quando noi, allevati allo stesso modo, abbiamo preso consapevolezza, almanaccato sull’esistenza più opportuna, la scelta più giusta. A un tratto è stato possibile, ogni nebbia si è diradata e tutto ci è sembrato governato da un senso universale e magico, che è sempre stato sotto i nostri occhi ma che ancora non potevamo cogliere. Continuo a nuotare, cercando, tra una bracciata e l’altra, quella parola giusta, idonea e poco invasiva, sagace, che possa al momento regalare loro una rappresentazione plausibile e, perché no, dolce, del concetto richiesto che va spiegato. Immagino la dichiarazione e asserzione, spesso mi riguarda, perché si confrontano con il mondo anche attraverso le mie scelte. A come dovrò spiegarmi e spiegare loro.

25Stilelibero