Alla fine bisogna decidersi. Osare e scegliere, in modo definitivo e netto. Non attendere la mossa dell’altro, l’ipotetico avversario, non reagire di sponda. Il bivio è tra la spallata fine a se stessa, il rivendicare di continuo la propria verginità politica e pensare, così, di mantenere intatta la propria identità, attraverso la modalità ‘contro a prescindere’ e, l’altra opzione, appoggiare invece un ddl e battersi per diritti ancora non riconosciuti, perché è giusto e oggettivo. In questo bivio e la scelta che ne seguirà sta la serietà di una nuova forza politica. In questa biforcazione e nella strada intrapresa s’invera la vera essenza, la natura politica, così come l’esistenza di programma solido e definito. Osservando da fuori i movimenti non si può fare a meno di costatare come sia giunto, più che mai, il tempo di schierarsi senza tattiche, in anticipo, non all’ultimo momento. Non si è chiamati a fare la differenza, l’ago della bilancia, ma a battersi per principi nei quali si crede profondamente o in qualcosa che, considerati i tempi e le inevitabili frizioni, molto somiglia a ciò che vorremmo passasse integralmente. Nessun ricatto è ammesso, soprattutto rispetto ai diritti, considerando il percorso fin qui fatto e da dove veniamo. Proveniamo dal nulla e le Corti Internazionali come alcune sentenze non fanno che ricordarcelo e spronarci ad agire. La politica è contenuto, come lo sono i principi che lo ispirano, tutto il resto è cicaleccio, dispetto che muta in assenza di affidabilità, immobilismo, regressione all’infanzia. Questo ragionamento, semplice quanto banale, si può estendere ai numerosi bivi che soprattutto i movimenti e le forze anti-establishment si ritrovano ad affrontare in questi giorni. Anche dalla loro scelta dipenderà la loro credibilità ma, soprattutto, il loro e il nostro futuro di cittadini.

25stilelibero