Ritegno che i bambini di oggi, le donne e gli uomini di domani, siano molto meno prevenuti in tema di diritti, di realtà da riconoscere e disciplinare. Ci vivono accanto, ne sono attraversati di continuo, non provano alcuno stupore, onta o problema d’identificazione. Appartengono già alla nuova società, mutata, che parte di questo Paese si ostina a non volere vedere. Come negare un’evidenza: esercitare una continua discriminazione. Davvero spesso si ha la percezione che un circoscritto gruppuscolo di persone si scontrino su qualcosa che costituisce un “problema” solo per alcuni di loro, dentro il palazzo, non fuori. Perché nel quotidiano, nel dipanarsi della vita, ogni giorno, i bambini sono curiosi e hanno continuamente di fronte agli occhi esempi di famiglie allargate, di convivenze omo ed eterosessuali, dove esistono uno o più figli provenienti da precedenti relazioni. Non si sentono offesi, discriminati, perché fanno parte del cambiamento, sono il cambiamento. S’interrogano, piuttosto, sul perché due uomini e due donne, solo per citare un esempio, non possano unirsi e godere di tutti i diritti esistenti e già riconosciuti agli altri genitori, quelli afferenti alla famiglia tradizionale, concepita esclusivamente da un uomo e una donna, un padre e una madre. Sono loro a chiederlo, a interrogarsi per primi. Non pensano certo al “gender”, alle onde anomale che se non controllate con mille paletti potrebbero condurci verso un mondo sconfinato dove molto o tutto è possibile. M’interrogherei più su quest’aspetto: chi risponde agli interrogativi di questi bambini per i quali l’omosessualità, la famiglia allargata, la coppia di fatto sono realtà diffuse e accettate con naturalezza, e proprio per questo faticano a comprendere tanta difficoltà, protervia quando non pervicacia nell’assistere ad astrusi dibattiti. Dall’esterno, alcuni grandi, devono apparire loro troppo vecchi, passato remoto.

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