Sarebbe interessante, invece di ridurre sempre tutto a percentuali e numeri, alle lotte sulle schede bianche, quelle non conteggiate, quelle aggiunte, alle illazioni su complotto e complottismo, alle maggioranze che in quanto tali non possono essere messe in discussione, poiché i numeri sono sì esigui ma, comunque, prevalenti, comprendere davvero se ci sono gli estremi per una sintesi. Un collante che unisca e pacifichi le diverse istanze della sinistra. Un tema vecchio, antico, percorso e ripercorso: a oggi senza esito. Due o più interlocutori se davvero volessero trovarsi su contenuti fondamentali e ripartire, assieme, per governare una città con una visione chiara e dettagliata, certi di potere finalmente dimostrare qualcosa, dovrebbero essere pronti a mettersi in discussione e compiere, all’occorrenza, un passo indietro. Rinunciare, anche, a un ruolo richiesto, ritagliato, conseguito per esclusione e convalidato attraverso l’adesione cittadina di chi ha scelto, nonostante tutto, di votare. Con un programma specifico e una visione condivisa del futuro della città, senza candidati certi ma da discutere assieme, allora forse un barlume si riaccenderebbe. Se non si superano i personalismi, è impossibile parlare di visioni e argomentare, nel dettaglio, programmi sintetizzati in pochi punti che finiscono per somigliarsi tutti. Solo una nuova e imprevista sintesi dimostrerebbe, più di ogni altro stratagemma e congettura machiavellica, una volontà reale di metabolizzare lutti ed errori del passato, strascichi dolorosi, ferite aperte, passaggi rimasti inspiegati e sgombrerebbe dall’imbarazzo molte persone che, pur con tenacia e dedizione, si sono prodigate alla causa “Roma”. Opporre candidati a candidati, soprattutto dalla stessa parte politica o in quella che un tempo era tale, non gioverà a nessuno: perciò va recuperato tutto il recuperabile, ridiscusso tutto e valorizzata ogni esperienza autentica e, ovviamente, onesta. La sintesi: una chimera, l’ultima esigua speranza che non dovrebbe rimanere tale. Si è ribadito all’infinito, ma senza esito. L’elettorato della sinistra romana è diviso, spacchettato, arrabbiato, svuotato di passione, abulico se non critico. Si chiede, ancora, se abbia un senso costringersi al voto “utile”. E intanto non ha scelto di assistere, ogni giorno, ai siparietti nei quali volano stracci, accuse reciproche, argomentazioni salaci sarebbe già un eufemismo. Alle smentite che rincorrono, nel pomeriggio, le dichiarazioni troppo forti e adirate della mattina. C’è chi illustra molto bene e viviseziona il timore della società civile, scollata, sempre più lontana dalle Istituzioni e dalla Politica. E’ realtà da troppo tempo: provvedere tempestivamente a rincollare le due sponde, ad amalgamare i due argini di un fiume in piena che provocherà lo smottamento nel quale saremo risucchiati, avvitati in un mulinello inarrestabile che ci schianterà a terra. Più che un fondale, una gora, un acquitrino dove, davvero, le categorie e gli ideali politici avranno smesso di esistere. Incontro e sintesi, il binomio rimastoci.
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