Si fa presto a dire famiglia. E’ vero. La famiglia è solo quel luogo e quella dimensione che ti accoglie giudicandoti poco e amandoti molto. “Con” e “senza” sovrastrutture, ma amandoti molto. Alla base c’è sempre amore, quasi incondizionato. Questa dimensione è famiglia. L’intricato e fitto groviglio di dipendenze, positive, che ti riempiono di responsabilità e scopo. Senza famiglia si è soli, o solitudini con il proprio universo interiore. Si è famiglia stando con noi stessi, convivendo con i nostri pensieri, ad ascoltarci. Scava, poi scava, e la trovi sempre una vita interiore, come un rivolo che va rimpinguato, sostenuto e ingrossato. Da rabdomanti dobbiamo tendere l’orecchio e picchiettare il terreno dove ci muoviamo, per ritrovarci. Alla ricerca dell’origine di affetti ed emotività . Lo scopo c’è, l’interesse c’è, una volontà che muti in moto a luogo, in fine, in desiderio essenziale. Anche questa è famiglia. Rifletto molto sulla “famiglia”, in questi giorni più del consueto. Sto ripassando le interessanti storie dedicate a tutti quei bambini, in prevalenza, che hanno costituito difficili nuclei famigliari: le vite trattate dal Presidente del Tribunale minorile di Roma, Melita Cavallo. Ho letto molto di lei: interviste, articoli, idee, le basi delle sentenze; delle famiglie spezzate, ricongiunte, dei bambini in affido, di quelli nati con la procreazione assistita, di altri allevati da coppie omosessuali o in nuclei monoparentali.  E’ interessante costatare come nell’eterogeneità dei casi narrati, di solito a prevalere è il buon senso, l’affetto che si sviluppa naturalmente e s’impone su ogni consanguineità e altra legge. Non è una banalità, ma davvero la famiglia è quel posto qualsiasi e ovunque si sviluppi amore. Non esistono ruoli precostituiti e inamovibili. Tutto può improvvisarsi, mutare, accelerare in bene e miglioramento.  Il maschile e il femminile albergano in ciascuno di noi e a braccetto conducono la danza della vita. Ed è meglio una carenza di un’assenza o una presenza sbagliata. Questo vale per ogni nucleo. Ripercorrere le storie e immaginare le emotività e gli struggimenti, di più, gli smarrimenti dei bambini di cui parla la Cavallo è molto duro ma, allo stesso tempo, restituisce sempre una speranza e consapevolezza nuove e perciò diverse.

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