La gabbia non è il partito, né l’ideologia o la storia politica che ci identifica e caratterizza. Le ideologie, come i partiti e i molteplici valori che esprimono vanno solo  contestualizzati, non annullati. Siamo sempre liberi di dire ‘si’ o ‘no’, di esprimere il nostro dissenso o approvazione  anche all’interno di un partito o formazione politica, specifica, che ha radici  antiche e non improvvisate.  Balzana e naïf l’idea, semplicistica quanto errata, che trova ospitalità in tanta moderazione, in tanta pacatezza onnicomprensiva, nel moderatismo catalizzatore di voti in voga nelle ultime ventiquattro ore. La Politica è ancora affare serio, in molte circostanze, pertanto bisognerebbe suggerire ad alcuni tuttologi del momento, improvvisatisi politici ma con altre esperienze e formazioni, uomini con l’ambizione di potersi rivolgere a tutti, a ciascuno e al suo contrario, di rivedere la strategia della propria comunicazione, gli slogan e la cartellonistica imbarazzante. Roma ha vissuto anni terribili, ma i suoi cittadini non meritano di essere presi in giro da tanta semplificazione e fumosità. Nessuno è sotto effetto lisergico, nessuno, deluso e arrabbiato, può essere irretito o semplicemente accecato dal barbaglio di una calunnia. Insomma, come realmente ipotizzare che per essere veramente liberi e democratici si debba abitare all’interno di un movimento, comunque non un partito. Questo, davvero, fomenta il populismo più becero. Si può essere ‘civici’ anche all’interno della storia di un partito. Ciascuno di noi è sempre libero di contrapporsi, di potete dire di ‘no’ nonostante le sovrastrutture e ogni organizzazione partitica, più o meno duratura. Chi non ce la fa ad opporsi e generare dibattito, pretendere spiegazioni, mostrare il proprio compromesso esplicitamente, o lo ha scelto scientemente e pertanto si assume le conseguenze del proprio cinismo ed estremo realismo, quasi machiavellico, o è affetto da una qualche patologia, una problematica personale della quale liberarsi. Tanto che a sinistra assistiamo a un fluorilegio di sfumature diverse, a maggioranze e minoranze litigiose che assumono posizioni discordanti e impopolari, non sempre inclusive, su temi delicati inerenti al welfare e al sociale. Ma si è comunque liberi e lo sfaldarsi e proliferare di mille rivoli lo dimostra. Il partito non nega alcuna libertà. E anche la sintesi, laddove è possibile, non è un provvedimento ablativo, che conduce a scelte obbligate e dettate. Per questo stupisce, per ingenuità e scarso senso della storia  politica di un Paese e di una città, certa cartellonistica che prolifera di giorno in giorno aggiustando la prospettiva del proprio enunciato. Parlare a tutti o meglio, pretendere di catalizzare gli interessi e l’attenzione di tutti, equivale a non fare breccia su nessuno. Mi sento sempre libero di esprimere la mia posizione, anche contro l’opinione prevalente, quella non prevalente, quella impopolare, quella non sostenuta da molto establishment. Parlo da elettore di sinistra, sempre stato tale, attraversato dagli struggimenti e gli infiniti dubbi e masochismi. Meno alleanze e accordicchi sull’ultimo predellino disponibile. ‘Ché gli elettori meritano maggiore serietà. 25stilelibero