I “millennials” sono sempre più l’oggetto da contendersi, l’elettorato da convincere e spostare nella propria direzione. Se viviamo in un Paese di anziani, tendenzialmente con una popolazione “matura”, che domina sulla penuria delle nascite, è pur vero che i giovani, maggiorenni o meno, costituiscono un soggetto che è nato e cresciuto nel disincanto. Abituato a sopravvivere a se stesso, all’imbrunire di ogni giornata, senza particolari velleità e rassicurazioni. Non perché questi giovani mancano di stimoli o professionalità, al contrario, semplicemente perché la loro “domanda” non è stata accolta, così il lavoro e l’occupazione in primis, le cure sanitarie, la possibilità di creare una famiglia, la più moderna, l’essere ascoltati adoperando e rispondendo con il loro linguaggio, rappresentativo dello sfilacciamento e del mutamento dei rapporti e delle relazioni umani. La supponenza del “già vissuto”, la pretesa di potere interloquire solo con valori “universali” e sempre validi, il continuare a parlare a tutti allo stesso modo, rappresenta un approccio miope e, nel lungo periodo, logorante. Per questo motivo sono sempre in fuga: verso l’estero; verso ciò che rimane della “famiglia”, paracadute sociale e per l’assistenza; abituati a ragionare in termini differenti, incomprensibili ai più che auspicano rivoluzioni e cambiamenti. Appurato che il cambiamento non può essere “anagrafico”, piuttosto di competenze e capacità, che quasi sempre albergano nell’esperienza, adulta, di persone adulte, le aspettative dei “millennials” continuano a essere disilluse e, loro, abituati a non “sognare”. Hanno mai sognato? Perché magari è anche un bene, l’atteggiamento opposto e cinico che tempra alle asperità della vita, l’intemerato distacco di qualcosa che continua a non “contenerci”. Sempre meglio non perdere altro tempo nella proiezione fumosa, nella chimera irraggiungibile, nella propaganda del “volere è potere”.
Eppure, per nostra fortuna, i “millennials” ci sono e, anche astenendosi da un mondo numericamente prevalente che poco li rappresenta, finiscono con il fare la differenza. La loro domanda va intercettata, pretendono spazio e rivendicano giusta attenzione. Questa, la sfida più grande.

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