L’odio e il pregiudizio si alimentano e annidano sempre, da qualche parte, nel retro pensiero di qualcuno, nel discorso sibillino e bizantino di qualche altro, nel raptus omicida, nello psichico come nell’estremista non rappresentativo. Possiamo cambiare loro “vestito”, matrice, ricondurli e collegare a ragioni e spiegazioni differenti, ma di base restano e deflagrano in mattanza. Aiutati o meno da leggi esistenti o assenti, dalla disponibilità o meno di armi, comunque esistono e hanno un proprio obiettivo. L’odio e il pregiudizio sono lì, nonostante tutto: il tempo che passa, le rivoluzioni, l’emancipazione, la liberazione, i sacrifici di molti, troppi. L’odio e il pregiudizio, da soli, si bastano. Si bastano le difficoltà di una minoranza, all’occorrenza di un singolo, di accettare le libertà, i diritti, le trasgressioni pacifiche di altri. L’odio e il pregiudizio cambiano obiettivo, resilienti si adoperano verso ciò che li destabilizza, che non possono controllare e omologare. L’odio e il pregiudizio deficiano del dato culturale. E’ questa mancanza, incapacità, assenza di comprensione e confronto che non si risolvono a produrre efferatezze e mattanze. Oggi non importa dare loro un vestito, importa continuare a lottare, perché anche ciò che è legittimato da una legge e da un traguardo sudato e insperato, da decenni di rivoluzioni, battaglie, stravolgimenti individuali e collettivi di chi ci ha preceduto e continua a lottare, trova sempre un nemico, carico d’odio e pregiudizio con il suo “vestito”.