Interessante l’analisi di Marco Belpoliti a proposito del “risentimento” che abbraccia tutto l’elettorato, ora per gran parte anti sistemico e anti organico. Una chiave di lettura per continuare a leggere la realtà d’oggi, dove non esiste più il ceto medio, solo un generale impoverimento cui si sopravvive, a stento, con livore, rabbia e vergogna. Sentimenti che destabilizzano ma ai quali, pure, ci si abitua, sviluppando una resilienza al dolore e una consequenziale capacità di adattamento e reazione. Compito delle forze politiche è non solo parlare la “lingua giusta”, ma dare risposte immediate, concrete e molto radicali. Non pensare ad alcun tipo di strategia, alla ricerca di volti e personaggi cui affidare messaggi, ma individuare la ricetta. Questa, ammesso esista, dovrebbe annientare la sofferenza e la vergogna dei padri e dei figli, delle intere generazioni che rischiano di sparire senza alcun ammortizzatore sociale. Neanche più la famiglia, per chi avesse avuto la fortuna di averne. L’arrangiarsi, già farraginoso e prostrato, non basta più. E le generazioni cresciute nella disillusione, il risentimento lo covano da tempo, sono abituate alla rabbia, all’assenza di aspettativa che genera, solo, altro risentimento.

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