Credo che alla base di molte realtà che si vanno definendo, protagonista incontrastato sia l’astensionismo. Lo vediamo dietro gli esiti dei differenti importanti referendum, nelle votazioni, nei risultati elettorali che sfuggono a qualunque analisi e previsione attendibile. A parte, infatti, quelli che si possono considerare gli “zoccoli” non più duri ma “tenui” dell’elettorato di destra e sinistra, i militanti e quel che ne rimane per senso di appartenenza e storia la vera dirompente novità è costituita dall’astensionismo.
La crisi delle élite, la democrazia rivendicata, il desiderio di costruire un rapporto diretto con le Istituzioni dalla modalità di comunicazione, la stessa di cui si avvalgono dai social alle moderne piattaforme che incarnano bene il “tutto”/ “ora” /”ovunque”, i cui surrogati sono i “like” e “dislike”: tutto questo è rappresentativo di una parte ma non del tutto. Una vasta porzione di elettorato sceglie di restare fuori anche da queste modalità di rinnovato sentimento civico.
Per questo è importante comprendere a fondo il fenomeno della “Brexit”, per esempio, e come si è originato. Perché quello stesso atteggiamento sottende le future elezioni politiche Usa, e ogni confronto elettorale politico, fondamentale, interno a ogni Paese. I dati statistici sono incontrovertibili, ma a prescindere dalla natura dell’elettorato che si è recato a votare, molto ha pesato chi non è andato, forse proprio perché più colto e informato, sensibile, giovane e stanco. Per questo motivo non se l’è proprio sentita di esprimersi. Quest’ultimo, per molti un “millenial”, per altri un “under 40”, semplicemente un “giovane” non si percepisce parte in causa ed è abituato a sopravvivere a se stesso, alle calamità economiche sovranazionali.
Non manca di coscienza e responsabilità, ma non essendo compreso e contenuto nei piani di un Paese, sceglie di starne fuori: perché non vede gli effetti della propria azione, non è contenuto se non negli editoriali di un giornale o in qualche talk show di bassa lega. D’altronde se non conta, non ha un peso e non incide con le sue scelte, perché dovrebbe preoccuparsi del futuro del suo Paese?
Quando per prime le Istituzioni non si occupano di lui e non lo calcolano a sufficienza, se non in proiezioni, in dichiarazioni d’intenti, in sparuti decimali, positivi, che non ne cambiano l’esistenza. E allora non vota, non si esprime, si accoccola e ripiega su se stesso, sul proprio quotidiano, la sua certa incertezza. Un ossimoro reale, l’unico che conti. In modo molto semplificativo un’analisi dei dati Istat ci ha mostrato questo. I Movimenti civici, più di ogni altra forma e struttura politica, pur con i loro limiti sembrano raccogliere meglio questo clima di sfiducia e disagio e, se non lo colgono, fanno in modo che non gli si opponga.
Si presentano, senza pretese, se non quella di sovvertire ogni regola e potere noti, ogni rituale precostituito. I movimenti si propagano nella realtà sconcertata e sofferente, utilizzano la sintesi dei “like” e i “dislike”, postano video, prendono in prestito proposizioni altisonanti, esprimono con violenza e senza diaframmi ogni rigurgito. Distruggere per ricostruire.
Questa dinamica si ripete, ovunque. Ma, con l’andare dei drammi, non bastano più contenuti essenziali e sintetici, veicolati attraverso le più moderne piattaforme di comunicazione per conquistare e invaghire l’elettorato stanco e recalcitrante, quello meno e più istruito, il più “progressista”. Ci vuole dell’altro ancora che i vecchi partiti, però, faticano a esprimere e individuare. Riappropriarsi di battaglie e contenuti radicali è già un’indicazione che s’impone, come soluzioni reali ben spiegate, il cambiamento esaminato fino in fondo ed esplicitato in modo divulgativo. Se non si procede in questa direzione, l’astensionismo crescerà sempre più, e sarà il vero protagonista di ogni confronto elettorale. Perché chiunque riesca a vincere un’elezione o consultazione, specifica, sarà maggioranza di un’esigua minoranza che ancora indefessa e resiliente, per senso di responsabilità, continuerà a votare. Ma non sarà certo rappresentativa della popolazione esistente.

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