Davvero specificare ed esternare tutto anzitempo è così importante? Sulla conclamata polmonite della Clinton si sta aprendo un caso planetario. Ci aspettiamo tutti che possa guarire celermente e, ad ogni modo, lo auspichiamo. Eppure, appare sospetto questo misto di sadismo e voyeuristico interesse, tutta questa concitata attenzione.  Ancora una volta, sembra più importante origliare a una porta, fotografare, immortalare l’inciampo, il momento di fragilità, l’assenza di una certezza. Quest’ atteggiamento è simmetrico al vellicare pance e gli istinti primordiali della gente. Si fa come sfogliando, noncuranti, rotocalchi di gossip e pettegolezzo, rifugiandosi in facezie di ogni tipo. Come vivere nei bassifondi dei propri cellulari, nelle chat interminabili e insipide, nei gruppi creati ad arte su presunti incontri, prima troppo virtuali poi, forse, per sfinimento reali.  Certo, qui è in discussione la salute di un candidato alle presidenziali americane, probabilmente le più importanti dei nostri tempi, ma sono i commentari che seguono dopo neanche ventiquattro ore dai filmati che la ritraggono ciondolante, per via del malessere, a rubare la scena planetaria. E prevale non il sentimento della solidarietà, della conoscenza di quanto effettivamente capitato a questa donna, piuttosto la possibilità di raccontare e che si schiuda un altro scenario, l’imprevisto importante quanto il gossip.  Lo stesso atteggiamento è utilizzato nel dramma, come nella facezia raccontata. Con lo sguardo ribaldo e truffaldino, veloce e salace, sempre scorretto, si cerca di carpire il dettaglio più popolare e pop. Le Istituzioni sono sempre Istituzioni, così chi ricopre incarichi importanti, chi è stato eletto dal popolo e ha ricevuto un mandato specifico  è giusto debba interagire il più possibile con lo stesso elettorato, i cittadini tutti. Non mentirgli. Ma tra il mentirgli e il descrivere ogni macabro particolare, ogni dettaglio anche insulso, ce ne passa. Forse non esistono più limiti se non quelli che, all’occorrenza, preventivamente, siamo in grado di porre per difenderci e legittimare la nostra privacy, affermando il confine del privato, sacro territorio inviolabile. E per questo non occorre rinunciare all’informazione nuda e cruda, che deve essere data, cioè prima di tutto il “dato” scevro da considerazioni e congetture, bisogna invece mostrare estraneità e indifferenza per tutto quanto è ricamato intorno all’informazione. Gli orpelli e le crinoline. La notizia nella notizia, che amplifica d’importanza e drammaticità ciò che non ne ha, o non ancora, o non a sufficienza da determinare un profluvio di sgangherate chiacchere, irrispettose congetture, almanacchi inutili e simulazioni della disperazione per riempire spazi non sufficientemente colmi e allettanti. In questa incessante ruota senza fine, senza rallentamenti e decelerazioni, con l’abbrivo continuo, l’inno al cambiamento, all’opportunità rubata, all’occasione di mettersi in luce a scapito di qualche altro da derubricare e sostituire, magari un buon conoscente o amico, è cronaca consolidata. In questo modo di procedere è alterata ogni priorità, falsata sovente la percezione degli eventi. Tutto, nella luccicante ruota, è sguaiatamente urlato e con forza  centrifuga sparato in rete, lo specchio distorto dei nostri tempi. La grande confusione, che si fa pretesa di potere e dovere dire tutto quanto si pensa. Non è così importante dire tutto, meglio relegarlo alla costruzione di rapporti umani, d’amicizia, di conoscenza reale, di sentimenti e rapporti che si dipanano e creano nelle piazze, appoggiati a un muro come avveniva un tempo, raccogliendosi nelle vie e nelle case, nel mondo reale.  Non facciamo che ripetercelo ogni giorno, eppure anche i più critici e attenti guardiani dei processi e delle libertà personali finiscono con l’essere vittime, più o meno consapevoli, dei moderni meccanismi mediatici, trascinati nel centro di un’indesiderata attenzione a convivere con qualcosa che non si è scelto né cui si è, mai, ambito. Queste considerazioni non riguardano le responsabilità politiche, anche se, pure in questi casi, ci piacerebbe parlare e dibattere di contenuti, di risposte o mancate risposte, linee programmatiche. Tutto il resto è, infatti, noia, vuoto  di un’estate che ci ha presentato ben altri drammi di cui struggerci.

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