Qualcosa non ha funzionato. Deliberatamente, scientemente o, forse, se ne sono sottovalutati gli effetti. Qualcuno potrà sempre asserire che prima non è stato fatto di meglio, anzi era peggiore. Almeno un’uniformità d’informazione dovrebbe esserci. Dovrebbe essere mantenuta una connessione di causa-effetto. Non parlo di evitare contenuti reboanti, proponimenti incredibili, ’che sarebbe legittimo, ma di non arrivare a negare l’evidenza di un fatto. Altrimenti, poi, arrivano puntuali le smentite, e che figura si fa? Si può decidere di delegittimare tutti i quotidiani, i siti on line, di disinteressarsi della stampa tutta, di ogni organo d’informazione, che è dipinta come un agglomerato di pennivendoli pronti a contrastare per il diktat di un Potere “forte”. Poi, però, bisogna misurarsi con la realtà e quest’ultima, in qualche modo, va comunicata: con la propria verità, ma deve esserci qualcosa di corrispondente.  La differenza può risiedere nella mia interpretazione, che non è la tua, la sua, la dominante e prevalente, ma deve pur esserci una corrispondenza. Allora, perché smentire fatti che coinvolgono diretti interessati che, a loro volta, smentiscono chi li smentisce? Possiamo rinnovare una considerazione ovvia quanto banale: l’informazione è importante ma non è tutto, e ai tempi del web e dell’era digitale è talmente veloce, compulsiva, da cambiare forma e veste in quantità e ubicazione. Quello che non può cambiare né la modernità né il digitale è il contenuto che va rappresentato. Può essere diversamente interpretato ma, alla fine, deve trovare una sua pur parziale corrispondenza con la realtà. Se questo non accade, possiamo dire sempre tutto e il suo contrario, ma non sviliamo ulteriormente la comunicazione, piuttosto la sua fonte: sia essa un’istituzione, ente, persona fisica, cittadino. E in questo modo si generano solo confusione, nichilismo, relativismo alla massima potenza ed espressione. Alla fine cosa ci rimane? In cosa un cittadino dovrebbe ritrovarsi e identificarsi? In quale contenuto asserito e poi, subito dopo, smentito, vilipeso o altro ancora?  A tutto si sopravvive, figuriamoci se non all’informazione, però non dimentichiamoci mai delle fonti, di sforzarci almeno di conservare una credibilità, autorevolezza minima, etica minima, corrispondenza minima. Diversamente è solo questione di tempo: a smentirci ci penseranno i fatti o, ancor peggio, i “non fatti”. E, allora, potremo essere convinti di avere compiuto la mossa giusta, di esserci comportati bene, di non avere accettato alcun compromesso ma, con la stessa onestà, dovremo raccontarci che non siamo stati capaci di amministrare e governare un territorio nonostante gran parte dell’elettorato ci avesse votato e attribuito la propria fiducia per farlo.

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