Sapere che in meno di dodici ore si sono verificati almeno 200 eventi sismici è fondamentale. Probabilmente non si possono fare previsioni e, anche rincorrendo le analisi dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sappiamo che diverse faglie dallo scorso 24 agosto si sono verificate  producendo nell’Italia centrale quanto è accaduto.

Gli effetti dell’evento odierno, delle 7.40, di magnitudo 6.5, rispetto ai precedenti non hanno prodotto vittime, ma hanno generato comunque molta preoccupazione. Perché la dinamica e natura del terremoto sono state ancora più forti e, partendo dall’Appennino del cento Italia, ha potuto propagarsi in molte aree circostanti fino a essere percepito, in modo consistente, anche in alcune regioni dell’Italia settentrionale e, ancora più tangibile, nella Capitale. Ripercorrendo i pareri dei diversi geologi parrebbe abbastanza naturale e improbabile che città come Roma possano essere coinvolte da terremoti e che l’effetto è quello di riflesso, perché il sottosuolo romano risponde come fosse un’eco a quanto capitato in centro Italia, ma la conformazione del sottosuolo cambia completamente. Trattasi della percezione di un’onda di ritorno, come un sistema di cerchi concentrici che allontanandosi dall’origine si propagano e rompono d’intensità allo stesso modo. Dopo l’Irpinia, l’Aquila e Amatrice, siamo rimasti con il pensiero sospeso e si è aperta altra vulnerabilità, un nuovo squarcio, la nostra esistenza è sempre più in balia di troppe variabili, comunque imprevedibili. Siamo rimasti attaccati al televisore per ore, abbiamo condiviso le tragedie di persone senza più una casa, a volte anche senza lavoro, ospitate in prefabbricati, tendopoli e alberghi. Intere famiglie senza più un’identità, alla ricerca disperata di un ricongiungimento con il proprio paese, la propria origine, storia.  Dopo la continua informazione, quello che ne ricaviamo, nella maggiore parte dei casi, è nuova apprensione. Ci avvitiamo in un’ansia senza fuga possibile. Oltre alle continue istantanee sul dolore umano gioverebbe, anche, capire cosa è prevedibile di tutto questo. Che cosa possiamo aspettarci domani: non in termini d’intervento e ricostruzione, perché di questo si parla continuamente, ma di come organizzare il proprio quotidiano. Se non si può spaventare ulteriormente una popolazione, neanche è possibile tenerla all’oscuro di eventuali nuovi scenari, delle possibilità che gli sciami possano ripetersi. Anche il diritto di essere informati è imprescindibile. Non solo portarci con le telecamere tra le mura sventrate di abitazioni sbriciolate, tra pezzi di vetro, calcinacci, tetti che cedono in diretta, così i campanili di chiese antiche, le crepe che si aprono violente nei monumenti della città. Non solo avvolti da nugoli di polvere ovunque, sovrastati dalle grida viscerali e strazianti di persone anziane e famiglie disperate che corrono verso la salvezza, la sopravvivenza, un altrove. Tutto questo è durissima realtà da affrontare ma, contestualmente, è altrettanto importante conoscere ciò cui sarà necessario prepararsi. E se non è possibile in alcun modo prevederlo, almeno diventa utile parlarne molto, in termini scientifici e tecnici. Fin dove è possibile. 

 

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