E’ cambiata la famiglia, è mutato il linguaggio. L’attenzione che si presta.  Il tasso di natalità è tra i più bassi registrati dall’Istat, tanto da far parlare d’incremento di nuclei composti di un solo individuo, i single, o da coppie etero e omosessuali senza figli. Non più di due persone. E’ l’Italia, è Roma. La Capitale, dopo Milano e Firenze, è la metropoli, su scala nazionale, con maggiore presenza d’immigrati e più bassa natalità. E’ caratterizzata da una popolazione più vecchia, concentrata soprattutto nel centro storico e nei quartieri più centrali, anche se il trend dell’invecchiamento e della singlitudine progressivamente si disegna in tutti i Municipi. Quando appare la famiglia, nell’accezione più fedele all’eredità del passato, si palesa, forse, la presenza di un solo figlio. Nel contesto odierno è impossibile immaginare famiglie diverse dalle attuali. Il nucleo composto di più figli, numerose stratificazioni generazionali, famigliari a sovrapporsi e amalgamarsi, non esiste più. Nulla a che vedere con i nostri ricordi, le infanzie costruite sui nonni e intervallate dalle vacanze con i diversi cugini, con fratelli pronti a contraddirti e, all’occorrenza, darti una mano. Questo cambiamento non è negativo né positivo: va rilevato come risultante di profonde trasformazioni socio economiche, dell’acquisizione di nuovi diritti e consapevolezze. Sempre più si fa strada il concetto di famiglia “anagrafica”, s’infittisce la rete d’aiuto tra solitudini che si necessitano, che decidono di aiutarsi e vivere assieme a prescindere dalla qualità del vincolo. E’ un dato oggettivo. Non è possibile immaginarci sulla base dei vecchi ricordi, delle istantanee polverose, degli approcci conservatori e anacronistici di alcuni. Famiglia oggi è, sempre più, il luogo e la dimensione dove coabitano tanti individui che si vogliono prestare mutua assistenza, affetto e, in alcuni casi, amore. Non esistono ormai da tempo canoni predefiniti. Anche nei servizi e nelle necessità, pertanto, molta offerta cittadina va rimodulata e riconcepita in funzione delle solitudini. Anche il linguaggio è cambiato. Si fa più attenzione all’uso, un tempo discriminante e corrivo, di aggettivi e perifrasi di un piccolo mondo antico, non più prevalente. E’ importante utilizzare un vocabolo piuttosto che un altro e, sempre secondo la Cassazione, ieri  l’utilizzo di vocaboli solo fino a poco tempo fa considerati discriminatori è ammesso, poiché non costituisce alcuna lesione. Questo dato è rassicurante, perché sta a significare che il cambiamento è avvenuto e non si arresta: i diritti sono progressivamente riconosciuti, così i sentimenti, le famiglie, le relazioni, le affettività che sono chiamate con il proprio nome, unico e giusto.

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