Questo specifico momento storico potremmo circoscriverlo completamente, merita forse l’oblio se non fosse per l’attenzione, che si è liberi di porvi, ai meccanismi della politica e della comunicazione.  A quanto possono sovrapporsi fino ad annichilirsi a vicenda: una strenua lotta. Ognuno ha una propria storia, un proprio passato di esperienze, una  militanza e adesione alla Politica. Per differenti e più o meno longeve strade. Alcuni con frequenti ripensamenti, meno credibili, altri con quelle drastiche ma progressive sterzate, decisive, che distinguono la sudditanza politica dall’essere liberi di pensare e ricredersi sulle proprie scelte. Il tutto, ovviamente, scevro da opportunismi del momento, corse incaute su predellini vincenti. Sconcertano, però, i toni. Ogni giorno si smonta e rifà il tutto: i partiti, i movimenti che se la prendono con ogni organo d’informazione perché quest’ultimo riesce a disvelare dei retroscena che erano riusciti a tacere chirurgicamente.  Di contro, molte testate e social network sembrano non aspettare altro se non quel momento propizio per diffondere delle notizie improbabili, false, dirompenti, per far vendere e accreditarsi il più possibile e magari istillare il dubbio che alimenta altra informazione mendace. Importante è la velocità, l’arrivare primi al traguardo. L’essere sparati in rete. Tutto è diventato, davvero, difficile. Viene voglia di sottrarsi, di restare disinformati, almeno a giorni alterni. Perché si ha già la premonizione di quanto sta o starà per accadere: il nuovo linciaggio di turno, lo scherno, il dileggio, le offese gratuite, le informazioni imprecise e machiavellicamente manipolate, lo stigma, le liste di proscrizione. E’ come se, davvero, parallelamente all’assenza di una visione certa e programmatica della Politica che, da sola, riesca a risolvere problemi impellenti e ad attrarre elettorato, si sia innescata la guerra del tutti contro tutti. Un morbo che, pian piano, ha contagiato ogni aspetto della nostra società. Uno stato sì liquido, per forza di cose, non per moda, perché è già altro da ieri e fra cinque minuti sarà vero il suo contrario.  Uno stato che caratterizza le dichiarazioni di politici,  interviste, parole rubate incautamente, così come le posizioni su temi nevralgici di autorevoli altri esponenti della comunicazione e imprenditoria. Questa informazione e questa politica non agevolano gli indecisi, chi cautamente cerca di crearsi un’opinione, non aiuta né accelera il processo di consolidamento di chi un’opinione già ce l’ha e si ostina a mantenerla, nonostante i personalismi e l’egolatria di molti personaggi. Come difendersi, allora, da questo continuo sferruzzare e sciorinare notizie e affondi feroci, da chi pretende in virtù di un carisma personale di dettare l’agenda complessiva senza sforzarsi di farne discutere e unire le anime differenti, almeno sui comuni principi, di chi è alla malata ricerca di una platea, sempre più ampia,  da sedurre?  Il diritto a essere informati deve esistere sempre, in ogni democrazia, e per questo dev’essere garantito. Meno faziosità non guasterebbe mai, ma non possono esistere liste di proscrizione per la stampa e gli organi d’informazione. Nessuno può bandire alcuna firma sgradita, a limite può replicarle con contenuti convincenti o ricorrere alle vie opportune e contemplate dalla legge. Un tempo eravamo pieni di sogni e ideali, credevamo ma, allo stesso tempo, il sogno e l’aspirazione erano differenti dalla realtà. Oggi, in questo caos e anteprima mondiale, si ha la sensazione che sogno e realtà siano un’unica identità, la si rivendica. Allora, come non sbagliare e restare delusi?!   Abbiamo cominciato a credere nelle singole persone e realtà, quelle che possiamo toccare e verificare con mano, la cui trasparenza e correttezza sono a nostro uso e verifica personali, oltre il nostro desiderio.  Ci sono giornate, però, nelle quali tutto questo non sembra bastare più. Sarà mai possibile arrivare a una sorta di “anno zero”, fermarsi un attimo, fare un passo indietro e pensare di più? La velocità non è più una caratteristica che paga, non nell’oggi. Solidifichiamo parte di questa società liquida, della sua struttura e di quei canali che la irrorano senza troppo interrogarsi, presi dall’urgenza d’arrivare prima, eliminare  tempo e occupare spazio.

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