Ogni volta che è comunicata una nuova percentuale Istat sulla popolazione italiana, più che indugiare sulla lettura dei numeri e farsene una ragione, cercare di riscrivere la società e il quotidiano sulla base dei nuovi assetti, darne tutte le letture possibili e vivisezionarli per interpretarli al meglio, non si perde un attimo per colpevolizzare il Governo di turno per i numeri “preoccupanti”. Peccato che il trend negativo rispetto alla natalità proceda, coerente, da anni, così come quello concernente l’invecchiamento della popolazione, la fuga dei giovani all’estero, l’impoverimento della classe media anche la più specializzata. Salvo poi, le stesse forze politiche pronte a puntare l’indice “contro”, senza ribadirsi l’ovvietà che la crisi è più ampia di come si vuole strumentalizzare e descrivere, che è internazionale, non un fatto tutto esclusivamente italiano, piuttosto europeo e, sicuramente, conseguente a una complessità economica della macro regione nella quale viviamo. Banalmente, sarebbe più opportuno tornare a evidenziare tutte queste banalità messe in fila: che viviamo la risultante dei fenomeni migratori, dell’assenza di lavoro, di una domanda che è sempre inesorabilmente più grande dell’offerta disponibile, di un ripensamento dei valori e degli stili di vita, dell’impoverimento della classe media e della concentrazione della ricchezza nell’uno per cento della popolazione mondiale.  A considerare, ancora una volta, che la fuga è determinata dallo svuotamento progressivo di una visione, dall’isolamento, dalla convivenza con quel che rimane e dall’alterazione di tutti i rapporti umani, dall’incontro di solitudini e individualismi. E non è pessimismo, al contrario, è estremo realismo. Confrontarsi con ciò che si ha, senza illusioni o potere vivere di speranze, è quel che resta, e che l’Istat puntualmente torna a evidenziare nelle sue ricerche.  Anche i migliori propositi hanno cicli brevi e se non trovano, alla fine, un qualche riscontro, si sfilacciano fino a declinare in abbandono, cinico populismo, isolamento e opposizione al sistema. Nelle difficoltà s’inscena un po’ la rappresentazione del “tutto contro tutti”, e ogni realtà è vera solo nel momento in cui è pronunciata, il rigurgito sguaiato.  Come scrive oggi un analista, per altro non democratico ma conservatore degli USA, nell’epoca dei media e social dove tutti possono ritagliarsi un proprio spazio, la veridicità e sensatezza di una qualche opinione è legata, solo, alla propria coscienza. Questa tesi è utilizzata dall’analista per contraddire le accuse di Donald Trump a Barack Obama, secondo le quali lo avrebbe fatto “spiare” dai servizi segreti. Accuse pesanti, manipolazioni alle quali i vertici dell’FBI hanno già risposto. Eppure ogni giorno ce n’è una, senza soluzione di continuità. Le cifre sono inclementi in Italia, ma non sono migliori nel mondo. In termini di occupazione, d’impoverimento, di natalità, d’invecchiamento, di migrazione disperata, di assenza di collaborazione. Tutto è percepito e rielaborato in modo differente, sempre puntando un dito contro un Governo: l’attuale o il passato, dal quale ultimo, si è ereditato tutto. Semplicemente, per tornare a noi, prima di procreare se non si hanno gli strumenti minimi per garantire una qualità dell’esistenza si rivedranno le proprie priorità.  Cambia la famiglia, perché le mentalità e i valori si adeguano alla precarietà momentanea. Se la popolazione di ultraottantenni cresce, esponenzialmente, vanno ripensati i servizi e l’occupazione della popolazione più anziana. Quella giovane è già scappata, fuggita oltre oceano, oltre confine, nella speranza non di realizzare il proprio sogno, semplicemente di vedersi occupata, di avere un reddito per la sopravvivenza. Per questo non c’è un’univoca causa ed è ingiusto un approccio manicheo ai numeri e alle rilevazioni statistiche. Il numero è vestito e maneggiato, letto univocamente per dare contro qualcuno, alle politiche per la famiglia, sempre insufficienti, è cavalcato e utilizzato senza alcuna oggettività.  Poi, guai a evidenziare, altro dato ormai ricorrente, che a fronte di una bassissima natalità se il saldo si chiude in una sorta di pareggio nazionale è grazie alla percentuale di migranti e di nati da madri straniere. Guai a rimarcare che aumentano i matrimoni misti, i figli di madre straniera, gli unici a compensare i dati tutti negativi. Le professioni, poi, si sono appiattite anch’esse. Le disparità di genere persistono all’interno di ogni struttura lavorativa, salvo rari casi, così come progressivamente non ci si specializza più, diminuiscono le persone che s’iscrivono agli ordini, che risultano pagare una cassa previdenziale, che s’identificano con un percorso di studi faticosamente realizzato. La propria esperienza non è più funzionale alla mansione che si svolge.  Ci si forma e pena per arrivare a sfilacciare un sogno, ad accontentarsi nel migliore dei casi, di essere e sopravvivere, senza raggiungere alcun obiettivo e rendere concreto il sogno.  Ciò detto, guardiamoli bene questi numeri, per non sperare inutilmente ma attrezzarci a vivere meglio. Per tornare e non sarà dipeso unicamente da un’Istituzione, né da un Governo, né da una scelta specifica imputabile a qualcuno, a sognare ancora.

 

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