Indietro non si torna, ma se si può solo andare avanti, difendendosi dalle accelerazioni tecnologiche imposte, ritagliarsi un momento di realtà e verità che non siano digitali sarà ardua impresa. Non impossibile, ma con la perenne sensazione di stare compiendo un’ impresa titanica, non compresi a fondo, anzi fraintesi quando non tacciati di individualismo, resistenza alternativa. Eppure, ammettiamolo, ma quanto ci hanno scocciato questi selfie, i faccioni ritratti ad ogni ora e in ogni luogo, i cinguettii con i quali si esprime e disvela ogni banalità. Un ossimoro visto che la banalità, per sua natura, non ha bisogno di essere disvelata. Già mancano i momenti del privato, l’esclusività degli stessi, la pervicacia con la quale li vogliamo solo nostri, escludendo il resto della platea. Il desiderio di sbagliare, di mostrarsi goffi, incauti senza che gli altri debbano sempre saperlo e commentarlo. Abbandonare il tutto patinato, corretto, tanto ipertrofico e drogato da non essere naturale, esibito, ostentato, rincorso in un perenne moto di malata autocelebrazione, egotismo spinto. Corsi e ricorsi? La tecnologia non si era mai spinta fino a questo punto. La facilità, logica e deduttiva, di errare e vagabondare sulla rete la rende sì accessibile a tutti, e questo sarà sempre un bene, ma è più difficile confrontarsi. Ci preoccupiamo della nostra percezione, di come potrebbero equivocarci, d’ essere sempre corretti e giusti per l’occasione. Sono rarità un’opinione articolata e dettagliata, un civile contraddittorio. Sempre più facile, invece, diffondere immagini del sé, un patologico raccontarsi attraverso la riproduzione, alterata e migliorata, di noi stessi. Anche a costo di essere trash e abbastanza sciatti, volgari e sintetici, urlanti, coerenti con la tecnologia imposta. Qualcuno potrebbe obiettare che ci si può sempre difendere da tutto ciò scollegandosi, uscendo di scena, coltivando il proprio spazio e tempo, rendendoli inavvicinabili. Ed infatti non stento a immaginare che accadrà in un futuro prossimo. Torneremo, tutti, progressivamente, a scrivere ed esprimerci con proposizioni lunghe e articolate, con sinonimi, sarà tacciata la sintesi e, soprattutto, l’immagine. Un bel mondo perduto, non c’è che dire, quello reale e perciò imperfetto, più privato. Quindi arriveremo alla archiviazione parziale delle fake news e degli insulti facili e corrivi. Ognuno tornerà a sforzarsi di esprimere un concetto non solo basico, nella ricerca delle parole giuste, i segni che mulinano nella mente di ciascuno. Navigare lo si farà, ma nelle acque, quelle vere, la rete sarà una sana opzione, in più, per lavorare e produrre soluzioni e non lo sgabuzzino e spogliatoio personali. Intanto continuiamo a navigare e nuotare, ma in mare aperto. 25stilelibero