A bordo vasca mi si racconda così. Gli credo e lo vedo: è sereno. Tollera il peso delle scelte e incomprensioni, non ha nulla che non si possa perdere. Vive nel momento.          Il suo ricordo, la ballata della sua vita, la riassume in questo modo.
‘Ti svegli, il cuore palpita, ti lavi e vesti. La chioma folta, dai che sei bello, lineamenti regolari. Ti si nota, ma non troppo, il giusto per sentirti a tuo agio, compiacerti.

Vai bene a scuola, sei molto orgoglioso, pudico, introverso ma non timido.  

Hai paura di sbagliare e dribbli il timore con reiterate domande e tanti “perché”.

Hai la mania di fare le cose giuste e perbene. Non è contemplata la possibilità di fallire.

Adulato dai tuoi, apparentemente calmo, serafico.

Crescendo s’insinua il dubbio e ogni reazione è più scomposta, meno razionale e leggibile, molti vuoti improvvisi da colmare.

Capisci che tutto attorno a te gira bene e vive di vita propria, è dentro che si è inceppato qualcosa. Un ingranaggio usurato, lo sferruzzare ansiogeno del tempo che scorre. S’insinua il dolore di non personificare l’idea che ti sei meticolosamente cucito addosso, volere non è potere, il determinismo non risolve tutto e non evolve.  Il percepito è differente da come ti senti e la tristezza, “semplice”, ti accoglie tra le sue braccia.

Cresci, lavori, ti confronti, i pugni in tasca e tante ragioni da ritrovare. Ti accetti, fortifichi, rinasci più forte di prima. Possibilista, senza tanti perché, ammettendo molteplici evoluzioni. Sei libero ed eserciti il tuo nuovo stato. Tu, a decidere e sbagliare. Esami fatti, tanti amici, fiducia, ballare fino alle otto del mattino mulinando le braccia e le poche giuste parole. Ti prodighi in sguardi sicuri, a incorniciare la fronte imperlata dal desiderio di vivere aspettando l’alba. Avviene nel sud del Mediterraneo. Il sorriso sgranato e sciorinato ogni giorno, attendi, scalci, lavori perché i sogni s’avverino. Il cuore pulsa al ritmo delle canzoni in voga, la prima musica elettronica. Ritorni a casa con gli amici dopo le otto del mattino. Hai ballato ininterrottamente e non sai, ancora, come hai trovato le forze. Ti svegli tardi, pranzi, al mare fino all’ora di cena e gli anni passano, tra ricordi meravigliosi e caldi. Un quadro impressionista, colori che svaporano in altri colori, nuovi, diversi e più belli. T’innamori, t’immagini padre almeno per tre mesi l’anno, quando sei fuori, nel caldo andaluso. Un’attitudine alla quale non vuoi rinunciare.

Ritorni ancora a casa, ricominci daccapo. Qualche difficoltà e cedimento, ma vai avanti. Finisci tutto: università, servizio civile, primi lavori, corsi specifici e cominci a lavorare. Non balli più, non compulsi al tempo delle disco, torni a casa stanco, ma t’innamori di nuovo. Di un amore diverso, più vero e forte, sei un’altra persona. Un sogno s’avvera. Superi altri momenti indesiderati, che non hai cercato ma ti sono stati cagionati, come a chiunque. Non chiedi riscatto, non porgi l’altra guancia, nemmeno ti vendichi, semplicemente perdoni. Vai avanti, rinasci ancora, superi il disprezzo. Non controlli tutto ma ci ragioni, sempre, e convivi con ciò che non controlli. Ti sfidi. Qualche sogno l’hai raggiunto. Scrivi tanto, pubblichi, lavori, incontri, racconti la tua e le storie degli altri.

Intanto sei invecchiato. Non piaci più come prima, come tutte le persone che crescono, invecchiano e non nascondono il passaggio del tempo ma, al contrario, lo evidenziano parlandone. O forse piaci più di prima, ma poco te ne importa. Sei impegnato a vivere quel che ti resta. Spesso ti guardi indietro, ricominceresti a compulsare al tempo delle discoteche nel sud del Mediterraneo, ma l’uomo con il torcicollo ti ha ossessionato troppo: ora t’imponi di volgere lo sguardo, solo, avanti. Non hai più le forze di un tempo né la duttilità.  Continui a leggere tantissimo e, ancor più, a scrivere. Prima lo facevi per gli altri, ora lo fai solo per te stesso. Per accompagnarti e stendere al sole i pensieri, scomporli per rimetterli al loro posto in una sequenza più consona e ragionevole. Scrivi perché è il modo più naturale di raccontarti e metterti a fuoco: te, gli altri, le storie, le persone che affascinano e ti hanno fatto una malia. Allo stesso tempo selezioni, filtri, non puoi portarti dietro lo zainetto con la zavorra e il cortile nostalgia. Molti pezzi restano dietro, ma è giusto così. Devi selezionare energie, forze, concentrazione. Significa continuare a crescere, invecchiare. Sei sereno’.            Che bello raccontarsi così, penso tra me. Con quella leggerezza e naturalezza di chi ha vissuto e sa, di certo, cosa non può permettersi di ripetere e cosa può continuare a indagare. Continuo a nuotare. 25stilelibero