Gli amori ai tempi di internet non mi convincono.
Le piattaforme digitali, molteplici, eterogenee in numero e modalità funzionali incrementano gli approcci, la velocità degli incontri, il superamento di pudori e schermi che poniamo tra noi e il mondo, che ci appartengono psicologicamente e in un sistema che non sembra arrestarsi mai.
Lo stesso che sottrae, pervicace e imperscrutabile, spazio ed energie.
La rete facilita i troppi passaggi, deresponsabilizza, costringe a focalizzare la propria attenzione sullo scopo e risultato da conseguire: piacersi, pesarsi, verificare tutte le sintonie opportune ed eventualmente, ma solo in un secondo tempo, costruire, magari, una bella e completa storia sentimentale.
Se la rete facilita, come in tutti gli ambiti, un abbrivio, e brucia le tappe e gli ostacoli non cambia, mai, la sostanza e i contenuti che rendono e trasformano questa velocità in una dimensione più autentica e duratura.
E’ facile annusarsi, distrarsi, togliersi qualche velleità e rispondere al proprio orgoglio, al proprio ego, confermarsi come veri e facenti la differenza, con un caratteristico peso specifico.
“Se cadono nella Rete, vuol dire che ancora funziono, che esercito un potere, persuado”: questo potrebbe essere ed è, di fatto, il commentario più comune di chi vive e si nutre di platee e globalizzazione, di “like” e “dislike”, di consenso virturale.
Eppure, alla fine di questo erratico preregrinare, quando si tratta di costruire e mettere calce tra un’esperienza e un’altra, un traguardo e l’altro, una vittoria e una sconfitta, quando ci si deve svelare per quel che si è, far emergere la propria verità e debolezza, così come la forza, insomma raccontarsi l’intimità è la prova più difficile.
Un passo lento, pericoloso e doloroso, che ci espone integralmente senza diaframmi. La Rete ordisce il suo agguato, tenta e accelera trabocchetti per insetti intrappolati nella ragnatela ordita da un regista troppo complesso e, a suo modo, geniale.
Ammesso, poi, si voglia costruire una relazione e si abbia bisogno di un rapporto. Le contraddizioni della globalizzazione sono queste: ti rendo tutto possibile, veloce, facile, accessibile ma non ti fornisco gli strumenti per interpretare né sanzionare, all’occorrenza, questa facilità quandanche fosse offensiva.
Non ti fornisco quei mezzi capaci di scandagliare il fondo, di sottrarre gli strati a strati per cogliere il cuore delle tematiche, le radici dei problemi, l’impianto sul quale intervenire, la corda da toccare senza inutili giaculatorie a corredo e l’immobilismo di chi entra nel panico, perché non sa o vuole comportarsi. Globalizzazione e sentimenti sono, in quest’accezione, un binomio anomalo, che difficilmente può funzionare.
Non c’è alcun giudizio o pretesa in questa analisi.
Nessuno ha una visione totalitaria e definitiva dei rapporti, né è convinto vi sono amori migliori di altri, sentimenti più opportuni, semplicemnte si parla di superficie e profondità.
Due livelli, due strati differenti, due epidermidi: entrambe efficaci ma differenti, che rispondono a logiche altre.
Un sentimento di spessore non può essere governato dalla velocità, dall’annichilimento di spazio e tempo.
Condividere, celeri, la medesima esperienza aiuta a vedersi subito, a toccarsi, a percepirsi senza veli per quel che si è e ci si desidera senza perdere tempo.
Non esiste diaframma, ma esistono altri e forse più complessi baluardi a difesa, tattiche e tatticismi, espedienti per rimandare una scelta e disvelare il proprio ultimo intento: la non compromissione, l’assenza di limiti.
Quel che conta alla lunga in ogni rapporto, non solo sentimentale anche di semplice amicizia, non può basarsi sulla facilitazione dell’abbrivio digitale.
L’amore ai tempi di Internet, se semplice sfogo momentaneo, desiderio di leggerezza senza compromissione ed esposizione non può funzionare, poiché in sé contiene i geni della non evoluzione.
Tra una bracciata e l’altra, quando una marea cattiva mi stava sovrastrando e annegando, diversi anni fa, ho avuto la fortuna d’incontrarlo.
L’Amore, certo.
Era intimo, profondo, come il mare dove non si tocca, non affidato ad alcuna tecnologia.
Internet esisteva, ma lo utilizzo e utilizzavo, oggi come allora, per altro.

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