Fosse la volta buona, invece del solito “accontentati”, opta per il “voto utile”, il “male minore”, esercita il tuo “diritto dovere”.
Pensa, piuttosto, ai tuoi valori di riferimento, alla tua storia, alla famiglia e quel che ti ha trasmesso.
Sì, è vero, è sempre più arduo e difficile capire i partiti, le forze politiche, gli argini tra l’uno e l’altro, le differenze, riporre la propria fiducia e aspettativa in qualcuno o qualcosa.
Tutti si somigliano e, a ben vedere, si distanziano enormemente.
Escludendo le teorie complottiste, che non mi appartengono, la fantapolitica, il cercare cause altre e “aliene”, una realtà distopica più rassicurante poiché deresponsabilizza e di fronte alla stessa poco si può agire, resta molto da fare.
Se so che non posso combattere, competere con poteri più grandi di me, né condizionarne minimamente l’azione, finisco con il non agire, il berciare e sfogare nella moltitudine di individualismi la mia collera.
Apro la mia piccola finestra, nuvoletta sul mondo, metto in scena il monologo della collera e della disapprovazione.
Ti fa sentire, nell’impotenza, protagonista per un attimo, lo spazio di un “like” o “dislike”, di un pollice all’insu o verso, di una emoticon felice, una affaticata, un’altra adirata.
Ho avuto il mio piccolo spazio, la piccola celebrità, il pubblico e platea.
Ho risolto qualcosa? Ho agito? No.
Ma tanto siamo impotenti, incapaci di agire e modificare la realtà: allora perché spendersi, meglio rinchiudersi nel proprio pc e picchiare parole, mulinare sberle, inventare fakenews, rovesciarsi sonori e sguaiati improperi, ingiurie, esercitare la scorrettezza come discontinuità e carattere.
Davvero troppo facile, pavido e arrendevole.
Vorremmo invece incidere, vedere inverarsi il provvedimento tanto sperato, leggere e toccare con mano il nesso di causa effetto che partorisca, appunto, un risultato.
Nutro un profondo fastidio per il tracimante qualunquismo di chi pontifica che i partiti non esistono più, che la sinistra e la desta non esistono più, che tutto è deciso altrove, svaporato, immateriale, in un mondo e dimensione altri, quelli impalpabili delle grandi multinazionali e dell’establishment politico di cui si servirebbero per realizzare i loro interessi.
Quel Potere istituzionale, finanziario e culturale atto a conservare la ricchezza e il privilegio in uno spazio circoscritto, tra poche stesse mani: è, davvero, semplificazione dilettantesca.
Troppe generalizzazioni, sintesi faticose e semplicistiche, retorica vomitata proprio da quelle forze e quei movimenti che hanno cercato nell’antipolitica la discontinuità al “noto”, la quarta via per contrapporsi ed emergere, per cercare carattere.
Per essere credibili non bisogna essere diversi, non noti, sconosciuti, non riconducibili a storie e valori specifici.
Al contrario, temo l’apologia del “nuovismo”, del “cambiamento” fine a se stesso, così le rivoluzioni anagrafiche.
Mi interessano le competenze.
Cercare le soluzioni, le risposte come rabdomanti ed erratici viandanti, titubando e indugiando, sbagliando, sperimentando e riprovando, non è misura e attitudine peggiore che non averne affatto o sfuggire qualsiasi definizione e cornice ci rappresenti.
Voglio essere rappresentato, nel bene e nel male, continuare a combattere, farlo per l’ideale in cui credo, magari non ancora inveratosi ma cui tendo sempre.
Insomma, non è mai sbagliato per me il principio, piuttosto la sua errata e imperfetta realizzazione.
Insopportabile è l’indugiare di chi non esprime il proprio pensiero politico per paura di compromettersi, d’incontrare il capo sbagliato che ti farà pagare l’avere esplicitato il tuo pensiero e credo laico, il disfattismo generalizzato, la titubanza che nulla ha a che vedere con la “precarietà”, quest’ultima sì condizione sempre più comune a tutti noi. Triste l’atteggiamento di chi preferisce non esplicitare, non compromettersi così tutto sarà sempre possibile, come saltare da un predellino all’altro, in abbrivio, all’occorrenza.
Rispetto, piuttosto, il nemico noto, mai l’opportunista.
E comunque, mai sottrarsi, combattere e cadere in battaglia, senza rimpianti.
Non è poca cosa. E’ tutto, forse l’unica vera certezza.
Tra una bracciata e l’altra, in un giorno lontano dell’infanzia, questo mi raccontò un’agonista provetta: da allora ho nuotato solo con lei.

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