Oggi riflettevo su come il tema del risveglio e la costrizione di misurarsi con un mondo nuovo, dopo essere stati con la mente e il corpo sospesi per anni, continui a essere per scrittori e registi, più in generale artisti e semplici osservatori, una tentazione narrativa affascinante. Una strada prediletta e sovente osata, percorsa e declinata in infiniti modi possibili. La frattura, il prima e il dopo la frattura: questi gli elementi che ammaliano. Osservare e indagare in ogni prospettiva e angolo remoto, ogni reazione, più esplicita e implicita, lo spirito di adattamento di ognuno. Come osservarsi in condizioni differenti, limite. Un grande fratello dedicato al risveglio, il commentare e studiare le persone, descriverne le vite nel tentativo di adattarsi a un mondo che mentre erano in coma, in una sospensione coatta, si è evoluto. Da una parte troviamo l’irresistibile e affascinante curiosità verso il funzionamento del cervello umano, quali segreti e potenzialità può dischiudere nostra insaputa, dall’altra misuriamo l’individuo e come reagisce mentre gli sono descritti tutti gli anni trascorsi sua insaputa. La storia che si è evoluta o involuta, gli accadimenti, le scoperte, i regimi che passano, l’evolversi delle Istituzioni, le nuove tecnologie, tutto quanto è sfuggito alla sua consapevolezza e conoscenza, semplice percezione. Così è importante trovare e dosare le parole giuste, sapere spiegare la realtà ormai cambiata più volte e magari renderla credibile a chi non l’ha vissuta. Poi osservare la reazione alla nostra spiegazione: chi tace e acconsente, incredulo ed estraniato; chi rigetta il cambiamento e rifiuta di doversi arrendere alle nuove coordinate; chi invece come una lavagna sgombera si lascia riempire d’informazioni da assumere e condividere con semplicità.
Ognuno di noi è un mondo a sé stante e confrontarci con il tempo che scorre e il divenire del contenitore che ci contiene, mantenendo l’ingenuità ed emotività antiche, puerili, è seducente.
Ci mostra come accelerare o reagire a un fatto compiuto, che possiamo solo decidere come elaborare, ma non ignorare. La frattura e, appunto, il ricongiungimento.
E’ un po’ convivere con la totale assenza di controllo della realtà, oltre la nota finitezza dell’arbitrio umano.
Non un atteggiamento scelto, ma imposto dall’incidente capitatoci, dall’amnesia, dalla patologia.
Per lungo tempo fuori controllo rientriamo nel nostro corpo, ribussiamo alla porta del nostro io e gli chiediamo di continuare a vivere, di dipanare la matassa dell’esistenza, di continuare a stendere pensieri ed emozioni di fronte nuove consapevolezze. Un bagaglio enorme di nuove informazioni. Più spesso il canovaccio del risveglio è utilizzato da chi vuole cimentarsi sul confronto obbligato di due ere politiche differenti: regimi dittatoriali e monolitici con democrazie erratiche ed estreme.
Il passaggio da certezze di riferimento, principi più o meno imposti come normalità, alla totale assenza di regole, il mondo più liquido e mosso che si possa immaginare e auspicabile, comunque, per molti altri.
In un approccio manicheo si passa dalla presenza di troppe regole e la certezza di una propria etica comportamentale, mutuata e insegnata quindi recepita e fatta propria, alla solitudine anarchica dell’arbitrio.
L’eterna sospensione tra l’essere diretti e perciò sentirsi rassicurati, in una qualche strana forma, e la completa autonomia nel disegnarsi la quotidianità.
Troppa libertà incute timore, soprattutto se per lungo tempo si è stati allevati in altra condizione, se non di cattività almeno di controllo.

25stilelibero