La riflessione di oggi, una pillola discutibile, è la testimonianza del ceo di Facebook di fronte il Senato americano.
Un copione già visto.
Quell’aria e l’aspetto azzimato, la freschezza e quasi ingenuità da eterno bravo ragazzo disorientato, incredulo per gli effetti nefasti della sua creatura.
Sicuramente un genio, nessuno lo mette in discussione, ma disturba parecchio il dibattito che è scaturito in questi giorni.
Un dibattito che è cresciuto d’intensità e livore, di contrapposizione in contrapposizione, di garantisti e “pseudo dittatori” loro malgrado e insaputa rispetto alla libertà d’informazione.
Porre dei paletti, creare nuovi strumenti di controllo sui contenuti e profili che si affacciano alla Rete, rimestando sovente dubbie notizie e fomentando proselitismo ferale non significa frenare la democrazia, né circoscriverla, tanto meno uniformare l’informazione.
Piuttosto, rispettarne l’autenticità, quella dei fatti, l’oggettività per coglierne l’essenza e riportarla per quel che è.
Un controllo etico, minimo, è sintomo e sinonimo di democrazia, perché nessuno incappi in informazioni deliranti quanto ammalianti, capaci di opacizzare senso critico e discernimento, così la volontà di approfondire e verificare la fonte. Perché nessuno possa essere irretito e manipolato dalla menzogna, condizionato nella scelta.
Tutto questo si può fare e non è “regime”, ma educarsi alla comunicazione.
Le improbabili similitudini paventate da chi ha ipotizzato, in un futuro prossimo, il ritorno a canali di regime, a flussi d’informazione uniformata e univoca sono risibili e agiscono contro la tutela di ogni cittadino, contro il diritto a non essere offeso, manipolato e condizionato.
Non tutti hanno infatti strumenti, mezzi, tempi per approfondire ciò che li bombarda ogni giorno e, pertanto, s’arrampicano su una china del tutto umorale e più che liquida, la scorciatoia sbagliata e più facile.
Bisogna sempre garantire ogni libertà d’espressione, ma nell’unica cornice di una deontologia universale, di un senso di civiltà e rispetto globali dell’informazione, del fatto accaduto e narrato per quel che è.
Per questo gli scandali di Cambridge Analytica non ci sorprendono, ‘ché le fake news e le bufale non sono nate ieri.
A meravigliarci e incutere timore sono, invece, gli algoritmi di controllo e condizionamento, i reiterati post di account falsi e mistificatori in grado di influenzare un esito di una elezione politica o di prevenire il nostro desiderio, poi opinione, di condizionarlo e provocarlo.
Siamo pesci che nuotano in rete, non per questo dobbiamo essere irretiti.

David Giacanelli