Che poi è un po’ sempre così. Quando c’è poco controllo o la percezione di assenza di regole certe e democratiche, monta e si accresce l’antinomia, la possibilità più remota e paurosa di stravolgere l’esistente.

Sicuramente tutta questa paura del “diverso”, dell’immigrato, dei confini labili, della povertà può produrne altra, in una sequenza infinita e più legittima che in pssato.

Poiché nessuno sembra avere delle ricette e soluzioni certe ai problemi. Sembra di assistere a lancette dell’orologio che si ribellano al loro naturale ingranaggio per tornare indietro, vorticosamente e velocemente.

Questo è indubbio.

Come lo sfogatoio continuo cui ci si abbandona nella Rete e in ogni pubblica agorà.

Dove la gente parla e si sente in diritto di farlo, poiché il proprio  pensiero, anche se becero e scorretto, miope e d’indifferenza, individualista e protezionista è lo stesso che le nuove Istituzioni proclamano e ululano di continuo.

A me sembra che in questa generale governabilità dei numeri, ma ingovernabilità dei programmi, si mischiano e sovrappongono posizioni diametralmente diverse, come si cercasse a tutti i costi la sintesi che non può arrivare.

E non arriva per ragionevolezza, per cultura e storie differenti.

Non basta più andare in giro per l’Europa a sbattere i pugni sui tavoli.

Ci vuole conoscenza e desiderio di studiare, approfondire come mediare, cercare un punto d’incontro: chi governa dovrebbe allearsi e trovare convergenze, non isolarsi ed incitare alla moltitudine delle solitudini.

L’Ossimoro che s’invera ogni giorno.

 

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