Ghostwriter“Senti un po’” – mi ha strattonato a bordo vasca.

“Piuttosto che stare dietro alla narrativa giovane e giovanilista” – Gianna mi ha incontrato e ha continuato a raccontarmi, per strada, come si è reinventata, “perché non prendi spunto da me”.

Dopo avere collaborato con diversi giornali, scritto per più riviste, dopo avere tenuto diversi blog e rubriche “fai da te” ha sentito l’esigenza di stare dietro al suo, di cambiamento. Non quello imposto dal sistema, dal mezzo e dalla comunicazione cui sono asserviti Istituzioni e Politica, praticamente tutti.

Gianna mi dice: “Invitami in terrazza da te, e ti spiego di cosa mi sto occupando”.

Decisa e sintetica allo stesso tempo ingenera un enorme desiderio e curiosità. Che cosa avrà mai scoperto che non sia già noto, conosciuto, sperimentato e archiviato?

Sale su, accaldata, e le offro un tè freddo. Ci mettiamo ad osservare l’orizzonte che sembra lunare. Una perturbazione è in arrivo e il blu lascia il posto al ceruleo, al bigio in un gioco di contrasti netti. Sta per piovere e qualche refolo di vento, tra la gracidante prece delle cicale in sottofondo, si alza a rinfrescare le idee.

In questa tavolozza di mezza estate, dove i colori attaccano o si difendono, secondo l’umore che li accarezza e interpreta, si staglia piccolo sullo sfondo un punto luce con parecchie lampade gialle, al neon. Sembrano enormi lucciole. Un bagliore rassicurante e, allo stesso tempo, approdo in un’imminente tempesta. Le gocce sonore e pesanti cominciano a plasmarci.

“Io – mi dice Gianna – vendo frasi ad effetto. Non uso piattaforme digitali, non ho un profilo Facebook, né Twitter, né Instagram, né nessuna altra menata ma sgrano suggerimenti”.

“Ah, e funziona?” – le chiedo incredulo.

“Sì, perché i miei consigli regalano popolarità e molta della sicurezza che i richiedenti dovrebbero avere, a prescindere. Ma tant’è, non è colpa mia se l’autostima di una persona la misuri con il numero dei like, le condivisioni e i commenti. Fatevi benedire!?”.

Fisso l’orizzonte e convengo con lei.

“Lo hai visto un film brasiliano molto bello, di diversi anni fa… Si chiama “Central do Brasil”, di Walter Salles. 1998. Nel film, una signora si fa pagare per scrivere lettere su dettatura. Era un altro tempo e un altro contesto storico, ma gran parte della popolazione, non istruita sufficientemente se non analfabeta, sapeva farsi comprendere e parlare ma non scrivere. E così, la comunicazione a distanza, con amori e parenti lontani era impresa ardua”.

“Certo, lo ricordo il film. Mi piacque molto”.

“Ebbene io mi cimento in proposizioni brevi, detti, frasi ad effetto, rime intelligenti e sarcastiche, invento profili coerenti, personaggi sagaci e bulimici di like, di presenzialismo, di credito nella Rete”.

“Quindi anche tu ti pieghi a questo sistema?” –  la sovrasto poggiandole l’indice pesante in mezzo alla pancia scheletrica. Spiego a Giovanna che, in fondo, non è così differente dal ghostwriter prestato ai tempi sincopati dei social. Che se la diverte e riesce, come mi testimonia, è senz’altro un’occupazione intelligente e che le impone, però, d’essere al passo con l’ipercinetica umoralità e sensibilità odierne. Sarà pure lontana dalla narrativa giovane e giovanilista, dal consumismo edonistico che dura l’attimo di una compulsione digitale, però deve conoscerle e studiarle bene. Altrimenti, niente occupazione.

Reclina leggermente il capo, continuando ad osservare l’orizzonte, e pur dandomi parzialmente ragione si rassicura dicendomi che è diverso, e che smette quando vuole, ma che ora dobbiamo rientrare prima che la tempesta ci trascini via.

 

 

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