L’eclissi totale di luna sembra essere più stimolante di qualsiasi altra sguaiata argomentazione della politica d’agosto. Pagine da riempire, scoop soleggiati da trovare, canicole da cui distrarsi, la notiziola che diversamente non catturerebbe alcuna attenzione.

Tutto coerente e plausibile fin qui, atteso convenzionalmente, eppure quest’anno di elementi e questioni da porre e di cui discutere ce ne sono stati tanti e continuano a proliferare, tra dichiarazioni che richiamano dichiarazioni, incalzandosi a vicenda e creando un boato che necessita di altrettanto clangore in risposta, vituperi, minacce e procedimenti bulimici di querele. Poi i cittadini, spettatori da mesi, inermi e storditi, del celebrarsi con lunghi quanto ossessivi monologhi elettorali da parte di chi la campagna l’ha condotta e, soprattutto, l’ha vinta. Tutto questo è sintomatico del vuoto politico esistente: dell’assenza di persone carismatiche pronte ad assumersi la responsabilità di una scelta, sarebbe il meno, ma soprattutto di ricette e proposte adeguate a fronteggiare il drammatico presente.

Eppure, ciò che l’attuale Governo ha sempre rivendicato e continua a fare, è di riuscire in breve tempo a presentare dei risultati concreti, quelli stesi al sole, branditi con determinazione per mesi. Taumaturgici rispetto a tutto quanto li ha preceduti nella storia politica del nostro Paese.

Possiamo spaziare dal reddito di cittadinanza al decreto dignità, dai migranti allo lo sgombero dei campi rom, dalle misure economiche ai diritti messi di continuo in discussione, dal panegirico delle armi come strumento di difesa personale allo svilimento del reato di tortura o, ancora, alla diminuzione delle aggravanti per chi compie efferatezze e atti di violenza.

Questa propaganda, sguaiata ed urlata, basica e tribale ha dalla sua d’essere talmente semplice da solleticare e vellicare le pance esauste e arrabbiate di molti elettori, la maggioranza. Ma non è nella semplicità del messaggio e sua immediatezza che si coglie lo strumento risolutivo, piuttosto nella sua reale efficacia: quest’ultima la misuri solo con i risultati, non con gli scontri e i teatrini verbali. Nell’era moderna ritengo ci sia bisogno di molto Parlamento, di molto dibattere, di persone fisiche a confronto. Di Commissioni, di manifestazioni, di studi legislativi, di esperti di comunicazione e molto capace volontariato. Deve cambiare la modalità comunicativa: non più solipsistica come quella dei social dove s’incontrano erratici cittadini in preda a procelle e imbarcazioni sospese in attesa di una decisione condivisa. La rete somiglia sempre più ad una moltitudine di solitudini, incapaci ormai di costruire rapporti veri, umani, di sano confronto e contraddittorio che non termini in un gratuito e celebrativo turpiloquio. C’è bisogno di cittadini pronti all’ascolto, ma nelle sedi istituzionali, quelle opportune. Perché “uno vale uno” solo nella concretezza delle scelte, nella parità delle opportunità e chance iniziali, non nelle piattaforme e sistemi digitali.  E quando “uno vale uno” non vuole significare che tutti possono, dal profondo della propria inesperienza ed estraneità politica, del proprio anonimato, cimentarsi comunque.  Questa non è democrazia, è esemplificazione dannosa e pericolosa che arriva con facilità a chiunque. Senza sforzarsi e, quasi, senza necessità d’interrogarsi. Per non parlare del richiamo a un finto ordine e un’inutile disciplina, vessilli e stendardi antichi, rispolverati anacronisticamente per colmare il vuoto, oggettivo, determinato dalla complessità del presente mondiale.

La figura dell’uomo solo e forte al comando è un ossimoro, una contraddizione in termini per chi va predicando l’onestà e la trasparenza, che s’inverano, tra l’altro, in pochi uomini al comando, spesso tele gestiti e richiamati all’ordine da un nuovo guru. Se c’è una pagina da dimenticare, per non rivangare un passato doloroso del quale ancora portiamo segni e paure, pietre d’inciampo, numeri tatuati, testimonianze e racconti nelle nostre famiglie, numerosi morti è proprio quella del leader forte e autoritario.

In questo cambiamento continuo di dichiarazioni si sostanzia l’assenza delle soluzioni, dei contenuti, della storia politica, di una prospettiva. Del nuovismo fine a sé stesso non abbiamo proprio bisogno.

Ebbene non è questione di modernità, ma di assenza di cultura politica, cui nessuna modernità e piattaforma e sistema, altri, possono sopperire. Su molti fronti non è possibile nascondere sotto il tappeto, come polvere residuale, lo stillicidio continuo tra le due forze che devono governare. Per non parlare di tutti i cda in scadenza: il balletto delle poltrone, i nomi che mulinano di continuano, le lottizzazioni mentre son tutti pronti come cani rabbiosi e famelici, di una fame atavica, a spartirsi lo spartibile. Mai vista e percepita tanta violenza come in quest’oggi storico. Varrebbe la pena porsi qualche domanda in più, continuare ad analizzare proposte e alternative convincenti, senza click e piattaforme, semplicemente dibattendo con buon senso. Dismettendo i panni usurati e laceri della guerra, all’interno e fuori degli stessi schieramenti e forze politiche.  Politica e non distrazione, ricette e soluzioni credibili e dimostrabili e non shock politics.  Gli elettori meritano molto più di questo siparietto.

Intanto, allora, meglio godersi un’eclissi totale di luna.

25stilelibero

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