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Oltre il muro c’è una scuola. In una cittadina minuscola che si sviluppa attorno a una stradina. Chincaglierie varie, pochi mercati, molte biciclette e motorini. Non un centro, non una periferia. Un clima disteso e distensivo.

Alcune mamme accompagnano i propri bimbi a scuola, altri accelerano, da soli, tra scherzi e guizzi reciproci.

Il murale, dipinto dai bambini della scuola, mostra questa gigantesca tartaruga che impenna il collo all’indietro. Guarda verso la montagna che potrebbe, anche, essere un vulcano addormentato. Una presenza imponente e pacifica che sonnecchia non perdendoli, mai, di vista.

Già, proprio da loro, la generazione “z”, i nativi digitali, dipenderanno molte scelte prossime. Su numerose questioni ora allo stallo, che dividono il Paese, che lo contrappongono a una parte dell’Europa.

Migranti e non, nazionalizzazioni e non, rappresentanza, democrazia diretta o Parlamento, pensioni d’oro e non, tasse, iva, opportune ridistribuzioni della ricchezza.

Processi sommari, la ricerca di un’identità forte e immediata che associ l’operato al cambiamento. Non importa in quale direzione: basta muoversi. Picchiettare su tastiere unte. Quell’ipertrofia muscolare sfogata nei cinguettii numerosi, nei post, nelle provocatorie immagini Instagram. A volte pertinenti, altre completamente fuori contesto. Il senso del contesto è troppo spesso bruciato in velocità dalla tecnologia, da chi ne sfrutta la forma più del contenuto.

Così il dibattimento è ovunque, ma altrove dai luoghi deputati. Spetterà a loro, le future generazioni che hanno dipinto questo murale e a noi, ovviamente, capire quale cambiamento inseguire e, soprattutto, come utilizzare i mezzi a disposizione senza farne armi improprie, offese gratuite, e senza concorrere a disincentivare ogni forma di ragionamento, analisi e confronto.  Spetterà a loro e a noi placare l’isterismo che non è mai foriero di soluzioni e che sembra essere diventato l’unica forma espressiva.

Mi sento, da viandante come loro, di contrapporre la semplicità di questo murale ad ogni odio diversamente declinato. La distensione ritratta della natura rappresentata, i tempi naturali e non elettronici, tachicardici di chi compulsa sulle piattaforme  digitali  e dispensa odio in rete qui non arrivano. Non nel murales. In chi lo ha dipinto e pensato. Esiste un perimetro invalicabile da potere sempre contrapporre, un murale che contenga ogni sconsiderato sconfinamento utilizzando anche la stessa tecnologia di un hater ma per scopi e con efficienza differenti. Fare chiarezza, ricostruire le fonti, la veridicità dei fatti narrati e attenersi a questi: nessun guru fantomatico o notizia mutuata senza averne verificata l’origine.  E poi, superando le correnti contrapposte, sarebbe opportuno tornare a cooptare le professionalità,  le esperienze, le competenze che nulla hanno a che fare con il giovanilismo. La competenza è trasversale e non anagrafica.

Oggi non nuoto, ma contemplo il murale.

 

25stilelibero