Come sempre, per quell’innata inclinazione alla divisione, alla scissione, al masochismo gratuito e non richiesto molti commentari di oggi vertono su di un ragionamento appassionato sul “populismo”, che è più grave dell’accezione letterale del termine, impropriamente utilizzato per nascondere posizioni fondamentaliste ormai diffuse.

Tra i “pro” e i “contro” dell’accorato articolo, tra chi c’era – c’eravamo – e chi non c’era – ma comunque oggi straparla – se ne scrive di ogni.

Benissimo tutto: la prova provata, dunque, che almeno l’analisi odierna è assolutamente pertinente, sul pericolo incombente, e la necessità di una rinascita, veloce, per affrontare gli stessi temi, le stesse paure, le fragilità universali e collettive sulle quali si è creato il consenso elettorale alle ultime elezioni. La rinascita di un’opposizione che non ha saputo tranquillizzare a sufficienza, essere credibile, immergersi senza distanze e diaframmi nei problemi del quotidiano, abbracciare i propri elettori con soluzioni coerenti con i propri valori e riferimenti, comunque efficaci, con un linguaggio nuovo e diretto senza necessità di berciare nella Rete. Un’opposizione giova a tutti.

E mentre, ancora incredulo, ripenso alle reazioni, alle inclinazioni a dividersi prendo l’ascensore.

Mi concedo sparuti minuti per un panino prima di tornare a lavorare.  Scendendo all’ultimo piano faccio una tappa intermedia, dov’è stato prenotato da qualche altro collega che deve scendere. Sale al quarto piano un ragazzo, giovane, e la discesa di qui è stata spedita. Nessuno aveva prenotato l’ascensore ad altri piani. Con decisione e schiettezza, senza diaframma alcuno, il ragazzo fissa lo specchio dell’ascensore che riflette le nostre sagome, quindi si rivolge a me fissandomi negli occhi: “Tu quali progetti hai per il futuro?”.

“Eh”- temporeggio un po’ imbarazzato per la portata della domanda. Di questi tempi, poi, così liquidi ed evanescenti, dove tutto cambia di continuo alla velocità della luce, senza preavviso si scompone e ricompone, briga alle spalle demolendo ogni certezza gli ho risposto: “ Progetti ne avrei tanti, ma preferisco ragionare alla giornata. Pormi brevi obiettivi. Per il futuro non mi auguro niente di così specifico, se non di mantenere la salute, essere sereno, continuare a lavorare nel migliore dei modi, quello ovviamente auspicabile”.

Lui fa passare uno squarcio di tempo e luce naturale che filtra dal pavimento di linoleum. Siamo arrivati. Ci ritroviamo di fronte i tornelli. In quel breve periodo, spazio circoscritto, tra i sentimenti e le parole che avrei voluto aggiungere, proferire, che mulinavano in mente ragionavo, ancora una volta, su questi nostri tempi. Tempi a sottrarre e diminuire qualsiasi aspettativa e diritto.

Lui anticipa il groviglio continuo dei ragionamenti: “Il mio obiettivo e di potere andare a convivere con la mia fidanzata, felici, in una casa famiglia”.

Continua a fissarmi.

“Un ottimo progetto” – gli rispondo – “e ti auguro di conseguirlo”.

 

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