Anthony Mancinelli

Italiani, popolo di migranti. Da sempre, soprattutto nel secolo scorso, in coincidenza delle grandi guerre. Chi ha potuto è partito con la propria valigia di cartone, stipando pochi oggetti, qualche ricordo,  molti pensieri. Chi ha potuto, ancora, tra i pochi privilegiati, si è portato appresso la famiglia. Chi  è stato raggiunto dopo, una volta sistemato nel nuovo continente. Chi, ancora, è partito lasciandosi dietro l’origine. Un’infanzia, un’adolescenza. Ovvio è che le migrazioni oggi sono differenti: i richiedenti asilo molti, altri solo migranti economici. I fattori molteplici, così le  interconnessioni con i cambiamenti climatici, la povertà del territorio di provenienza,  l’instabilità istituzionale e politica della casa  dalla  quale  si fugge. Senza tornare alla solita retorica, perché ogni giorno ne parliamo e riparliamo, straparliamo potenziando quella che è stata, a tratti, un’orrida campagna elettorale mai finita,  mi preme solo ricordare le enormi comunità di Italiani sparse per il mondo. In primis, basti pensare al sud dell’America, all’Argentina, il  Brasile, gli Stati Uniti, il Canada, l’Inghilterra e il Belgio. Solo per citarne alcuni. Gli Italiani sparpagliatisi per il mondo erano sicuramente migranti economici, qualcuno, anche, scappava dall’orrore di leggi e persecuzioni politiche vergognose. Qualcuno è tornato, passata la tempesta italiana e non solo. Qualcuno ha deciso di restare per sempre.  Se il problema va sicuramente affrontato, trovata una soluzione anche attraverso la modifica e il superamento del Trattato di Dublino, una maggiore coesione e partecipazione di tutti gli Stati dell’Ue per farsi carico di quote di migranti, individuare una soluzione equilibrata che responsabilizzi tutti, utilizzare nuovi fondi e contribuire al radicamento di maggiore democrazia e potenziamento economico dei Paesi d’origine delle grandi fughe, oggi mi preme ricordare un singolare migrante italiano. Qualcuno. Quel qualcuno tra tanti. Ne parla il New York Time. Trattasi del barbiere più anziano al mondo. Un uomo di  107 anni, italoamericano,  all’anagrafe Anthony Mancinelli. È nato nel 1911 vicino Napoli, emigrato poi negli Stati Uniti con la sua famiglia quando aveva 8 anni. Ha cominciato a lavorare nella bottega di un barbiere a 11 anni, lasciando dopo pochi mesi la scuola per iniziare a tagliare barbe e capelli a tempo pieno. Anthony Mancinelli continua a lavorare, cinque giorni a settimana, dalle 12 alle ore 20 a New Windsor nello Stato di New York.  Nel 2007, a 96 anni, è stato riconosciuto come barbiere più anziano ancora in attività dal Guinness World Records. Ha un figlio, anche lui anziano, ma vive solo. Continua a lavorare, ci tiene a gestire il proprio locale, i tagli di capelli compreso il proprio, in totale autonomia. Molti sono restati, non qualcuno. Italiani, popolo di migranti.

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