Manuel Bortuzzo

L’esempio dal quale oggi mi sento di ripartire è quello di Manuel Bortuzzo, classe ’99. All’età di soli 19 anni, per uno scambio di persona, nella notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso, in una strada dell’Axa, a Roma, viene ferito alla spina dorsale. Mentre si trova ad un pub, esce per prendere assieme alla fidanzata Martina un pacchetto di sigarette. Lo avvicinano due ragazzi in scooter che sferrano colpi di pistola. Uno scambio di persona, lo si apprende per bene dopo tutta l’inchiesta e la stampa che doverosamente attenziona il caso e comincia a descrivere ogni dettaglio. Si dirà a breve, vittima di geometrie, tutt’oggi incredibili e paradossali, di quartiere. Ci si chiede se sia ancora possibile in una capitale, Roma, e in una zona residenziale e nota della sua superficie, l’Axa.  Faide antiche e litigi risolti come in un far west. Manuel Bortuzzo a mio avviso oggi è il simbolo delle migliori reazioni possibili, eroe tra gli eroi. Un ragazzo ferito per sempre, doppiamente punito. Nato per nuotare, come me anche per lui l’acqua è elemento prediletto e fondamentale. Era una promessa italiana e sognava di arrivare, nuotando, alle Olimpiadi. Nato a Trieste nel ’99, quindi vissuto a Treviso, decide dopo una mononucleosi che lo debilita per un anno di venire ad allenarsi non senza difficoltà a Roma. Lo fa grazie al sostegno della propria famiglia e delle Fiamme Gialle. Qui a Roma si allenerà nel fondo, che significa lunghe distanze da coprire. Per chi ama l’acqua come me, al punto di nuotare dall’età di tre anni e di essermi allenato più e più volte in piscina, questo evento provoca una sorta di effetto amplificato e specchiato. Come mi fossi calato improvvisamente nel corpo e nella testa di Manuel. Io che pure mi sono fermato al preagonismo per via di scelte scolastiche, di quando ero poco più che bambino, ma che ho sempre continuato a nuotare e preso, a vent’anni, il brevetto per insegnare. Potermi allenare nella piscina del Coni mi accarezzava la stima e amplificava i bei ricordi di un’infanzia trascorsa in acqua, con addosso il cloro, i capelli sempre bagnati e genitori che dietro vetri appannati sgranavano incoraggiamenti composti. Anche da adulto, oggi, il nuoto e il contatto con l’acqua sono principi e condizioni  inalienabili e irrinunciabili: sono  me. La piscina è il luogo di maggiore riflessione, dove potere depositare e ripassare giornate intere. L’acqua mi aiuta a riflettere, a stendere ogni agitazione, a rimescolare i fatti leggendoli attraverso nuove chiavi.  Senza più velleità sportive, se non quelle di crescere mantenendomi in forma con l’amore per l’acqua e le immersioni continuo a nuotare, perfino questo blog si chiama “25stilelibero”. Per amore dell’acqua, di una infanzia consumata in piscina. Per Manuel che sceglie l’acqua come mestiere, come professione, deve essere tutto più vivido e forte e, oggi, feroce. Il destino, suo malgrado, sceglie per lui una lesione al midollo e secondo quanto previsto dai migliori medici del San Camillo  l’impossibilità di tornare a muovere gli arti inferiori. Manuel non si butta giù e dopo l’operazione comincia subito un percorso di riabilitazione al Santa Lucia di Roma.  Centro nel quale può tornare a nuotare.  Decide di filmare e tenere il diario social della propria vita, da quel terribile giorno tra il 2 e 3 febbraio. Prima lo fa con dei post sui facebook, poi twitter, poi pubblicando dei filmati di saluti, aggiornamenti periodici sul proprio stato di salute, ringraziamenti per i cittadini che lo seguono e incoraggiano. Una storia che piega e attanaglia il Paese. Tutti incollati, diversamente, nel seguire le gesta. Non so dove Manuel possa trovare tutto questo coraggio e determinazione, né con quale forza e spirito riesca a presentarsi sempre ottimista e di buon umore, comunque propositivo, volitivo al punto di lanciare lui messaggi di ringraziamento e sprone verso il futuro. Incredibile. Sarà sicuramente supportato dall’affetto di una famiglia importane, un padre e una madre sempre presenti, il cordone degli amici e Martina. Eppure, a vent’anni, è davvero difficile immaginare non solo che la nostra vita sia repentinamente cambiata imponendoci posture, tempi, spazi diversi e irreversibili, una qualità della vita differente. Soprattutto, per lui, rinunciare al Sogno. Eppure Manuel nella realtà, non come nei romanzi americani o nelle fiction, fa scattare un interruttore. Rincuora la madre che gli piange addosso raccomandandole di “farsi coraggio”, che “lui si riprenderà”. È di pochi giorni il filmato che lo vede tornare a nuotare nella piscina del Santa Lucia. Ecco, a mio avviso gli eroi da veicolare per giovani e meno giovani sono proprio i rarissimi Manuel. Persone che cadono, si fanno male, e sono in grado di rialzarsi facendo quasi tabula rasa. Rielaborando e spingendosi, comunque, in avanti. Che la vita continua, magari con diversi obiettivi e prospettive, ma con la stessa determinazione. Allora comprendi che non dipende dall’obbiettivo, ma dall’indole. Da quella spinta propulsiva che comunque avresti avuto, nutrito e allevato per conseguire un qualche altro, qualsiasi, risultato. Lui ha tutto questo. Manuel è questa potenza e capacità di sintesi e rielaborazione. Come fosse nato una seconda volta, memore dell’esperienza della prima.  Probabilmente nel suo privato più intimo Manuel avrà pianto e si sarà anche disperato. E un cordone di psicoterapeuti lo avrà aiutato e continuerà a farlo. Me lo auguro. Manuel è proprio bravo. Troppo, quasi, per essere verosimile in un mondo che viaggia al suo contrario, con propositi e simboli antitetici nella forma e nei contenuti alla sua esistenza. È troppo bravo nello scandire le pause, nel timbro della voce, nelle frasi che con leggerezza e vitalità elargisce. Manuel è eroe all’epoca dei social e dei leoni da tastiera, dei muscoli ipertrofici, dei maschi alfa, dei giudizi approssimativi e immediati, degli approcci manichei e delle scale di valori tutti sballati. Manuel è fuori dall’ora, tutto, qui, e possibilmente con scorciatoie e senza dolore. È fuori da qualsiasi felicità artificiale, viaggia controcorrente, vincente e scardinante ogni logica che ci rimbalzano addosso per indurci a comportamenti edonistici e superficiali. È l’eroe cui guardare e da raccontare. Diverso e perciò migliore, che interrompe la sequenza di modelli popolari e istituzionali antinomici, non è un ossimoro, fuorvianti e refrattari a qualsiasi capacità di attenta riflessione e rielaborazione. È il modello per il quale un sentimento critico che non esiste più, svaporato con improvvise accelerazioni degli ultimi anni, torna invece ad esistere. Grazie Manuel.

Davi Giacanelli