la-vie-chagallDifficile avere una visione della Famiglia e del Sociale unitaria con questo Governo. Ministri  che si rimbrottano e strattonano, praticamente, su tutto. Che alternano posizioni e dichiarazioni in uno stillicidio senza fine, se non quella decretata dal Premier Conte che, nella migliore delle ipotesi, a fine giornata interviene caustico a mettere un punto. La sua voce mozzata e sempre un po’ artificiale costituiscono la versione ufficiale. Senza retorica, auspico che Rami ottenga la cittadinanza per quanto ha fatto, perché vorrebbe servire il proprio Paese come carabiniere, perché nato qui, perché più italiano di molti di noi, perché sensibile e coraggioso. Non gli manca davvero niente: eppure non sono questi i requisiti importanti, la condizione per cui potere beneficiare della cittadinanza italiana. Allo stesso tempo penso che il dibattito sullo ius soli debba essere ripreso dove incautamente, senza troppo coraggio, è stato interrotto. Ritengo che la cittadinanza data per meriti “eccezionali”, senza seguire  le modalità della legge esistente, scontenti inevitabilmente tutti gli altri bambini come Rami, figli di genitori stranieri, e che crei machiavellici precedenti. Un precedente è sempre pericolosissimo. Inoltre, se si vogliono conferire cittadinanze per meriti eccezionali, come va ripetendo il Ministro dell’Interno braccato dal Movimento 5 Stelle e da tutta la sinistra italiana, perché non mostrare lungimiranza e logica, allo stesso modo,  e rivedere lo ius soli, magari nella sua forma “temperata”? Ci si evolve, almeno così dovremmo, coerentemente con la società che cambia e le sue nuove  compagini. Allo stesso modo parliamo di persone e di famiglie. Trovo offensivo che Verona ospiti il Congresso internazionale della Famiglia, quella che non esiste più, se non resiliente nella mente di Salvini, Zaia e pochi altri. Ologramma per vincere le elezioni. Quella famiglia, per intenderci,  fatta da un uomo e una donna e da figli concepiti nel matrimonio. Quel nucleo dove le  donne accudiscono il marito e la prole: uniche mansioni accettabili. Gli uomini mettono in scena la moderna “caccia”, procurandosi i viveri per la famiglia. Una famiglia che anche quella del Mulino Bianco biasimerebbe, troverebbe fuori luogo, arcaica, dove il genere diventa penalizzante e non ricchezza, argine con il quale dividere e interpretare i ruoli dell’uomo e della donna. Non che questo debba essere per forza sbagliato e non auspicabile da qualcuno.  Questo qualcuno, evidentemente però, non è maggioranza degli Italiani. Per questo motivo trovo sbagliato che il Governatore del Veneto, Zaia, non ritiri il patrocinio della Regione. Il Congresso mondiale delle Famiglie di Verona è un ossimoro vivente e implicitamente esclude ogni forma, altra, di amore già disciplinato da leggi esistenti. Esclude l’amore omosessuale e la famiglia  monoparentale, la possibilità di autodeterminarsi nelle scelte affettive, la volontà di scegliere sempre, anche di non procreare, anche d’interrompere una gravidanza. In questa babele di umori, di isteriche dichiarazioni, d’improvvisazioni impopolari e manifeste ignoranze è tutto troppo contraddittorio. Continua a mancare, anche per la Famiglia come per la Cittadinanza,  una visione condivisa. Si sovrappongono troppe voci e pareri. E il premier Conte torna a dovere ricucire l’impossibile. Inoltre, questo Patto di Governo sembra sempre più strumentale. Nei Cinque Stelle troppi i malumori. Per sopravvivere il Patto elettorale presuppone che il Movimento cambi la sua genetica e rinneghi molti dei propri principi. A che prezzo? Le percentuali elettorali del Movimento sono in caduta libera e, a guadagnarci, solo la Lega incontrastata. Il Governo dei proclami, della comunicazione consumata nella rete, priva di visioni, di programmi concreti e strategie  realizzabili fonda il proprio consenso nell’urlo sguaiato e nella promessa ad effetto, anche contro le leggi vigenti. Per mantenere alto il livello di popolarità e consenso si fa e disfa tutto, le promesse per prime. Un elemento si aggiunge, inquietante, nella narrazione politica attuale. L’elettorato sembra ormai stordito e anestetizzato, perché a questo Governo della Comunicazione si è abituato, non gli oppone più resistenza e preferisce lasciarsi convincere. Senza interrogarsi sui numeri, sulla fattibilità delle proposte, senza paragoni, né indagare i profili improbabili di molta classe dirigente. In questa inquietudine, il Governo s’impone con una comunicazione basica e diventa un tutt’uno con essa, un’arma inarrestabile e imprevedibile, se non nei certi effetti dirompenti.  E’ come se il cittadino non riuscisse più a esprimere una critica reale, a misurare i concetti, i numeri che la Lega sciorina sul web. Nessuno osa mettere in discussione strategie e numeri,  soprattutto in campo economico. Il Ministro Salvini e alcuni esponenti del Governo percepiscono  che sull’elettorato italiano possono più le suggestioni e i convincimenti artificiosi, che non un’analisi attenta dei benefici. L’elettorato sta progressivamente abdicando alla propria facoltà, un dovere, di esercitare critica e analisi approfondita. Piuttosto i cittadini si tengono i propri disservizi e continuano a sopravvivere nella propria precarietà e povertà, un’enorme sacca, la maggioranza dell’elettorato, senza chiedersi cos’è che non sta funzionando. Perché  confrontarsi, ai tempi del web e della Rete, costa troppo tempo e fatica, come specchiarsi nel proprio dolore quotidiano. Non guardarsi, però, non elimina la precarietà né la povertà, così la possibilità di crescere ed evolvere.

David Giacanelli