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Dopo le giornate di Verona sulla famiglia, dedicate alla famiglia “naturale”, la considerazione forse unica e determinante che emerge è l’assenza della Chiesa.

D’altronde la riproduzione della specie è sempre stata fondamentale e lo diventa, ancor più, in un contesto storico qual è il nostro, di bassissima natalità. Se si eccettua il figlio e la modalità con la quale si acquisisce lo status di genitore, la famiglia ammessa non è una sola. Papa Francesco non solo più volte ha ribadito di non avere alcun diritto, né come uomo né come massimo rappresentante della Chiesa istituzione, di giudicare le numerose scelte, affettive, di ciascuno. Di più, di fatto la Chiesa di Francesco converge sull’opinione che “Famiglia” è ogni luogo dove c’è amore, declinato in molteplici modi.

Anche l’omosessualità e le famiglie allargate, rinnovate, divorziate hanno diritto di esistere al pari delle altre. Nel concetto e nel senso, nel riconoscimento non solo sociale.  Non sono più dei tabù. Né le famiglie monoparentali, né le adozioni, né gli affidamenti. Altro è il più generale tema dei diritti e delle questioni etiche sollevate, che evolvono e tracimano di giorno in giorno, e per fortuna aggiungo. Lo dico, in questo caso, da agnostico laico.

 L’acquisizione di nuovi diritti, l’allargamento della platea dei beneficiari non sottrae nulla alla famiglia naturale: questo il fondamento che si fatica a comprendere. Per anni il tema dei diritti è stato visto e continua ad esserlo come l’ostaggio politico, il privilegio che se aggiunto sottrae forza a qualche altro. Come ci si definisse per negazione di qualcun altro. Una mentalità primitiva quella del possesso: rispetto ai beni, alle persone, ai diritti. Invece di augurarsi che la qualità della vita migliori, che tutti si possa stare un poco meglio, ci si difende. Da cosa? Una visione divisiva ed esclusiva alla base dell’acquisizione dei diritti: questo il solo tema.  I dubbi, le pretestuosità e violenze con le quali si negano diritti e si sollevano problemi sulle famiglie, sulla possibilità che tutti in diverse forme si possa essere e diventare famiglia, sono proprio il riflesso di questa visione elementare e primitiva.

Le altre famiglie, tante, non insidiano alcun potere o essenza, non trasfigurano, soprattutto non hanno alcuna pretesa di combattere contro qualcuno. Sono varianti, coraggiose, del bisogno e desiderio di amore, di esprimere la propria genitorialità, di potere avere dei figli anche se la Natura non lo ha previsto in origine. Su questo piano la Chiesa non potrà che accettare, solamente, le leggi che faticosamente nella storia sono state promulgate e approvate e, speriamo, quelle altre copiose che verranno. Tutto ciò che non è normato non può essere discusso e accettato incondizionatamente, ma non viene più stigmatizzato. Questo ho visto a Verona, questo i media hanno veicolato, fatto percepire. Ho ascoltato i commenti di credenti indignati, perlomeno scettici rispetto alla necessità di una manifestazione per osannare la famiglia naturale. La famiglia naturale esiste e nessuno vuole combatterla: il problema di questa giornata che, a loro dire, è stata solo “inutile” e “pretestuosa”, è stato proprio il malcelato pretesto. Quello di rilanciare con foga, soffiando sul fuoco, vellicando le pance acritiche di molti italiani il modello antico dell’unica famiglia, la necessità di un rinnovato consenso, rispolverarlo nel criptico patto di Governo dove ci si strattona per visibilità e per marcare il proprio peso. Le giornate di Verona hanno rappresentato, già alla prima lettura, il classico espediente per rinverdire la tinta della tradizione granitica, del semplicismo e dell’ovvietà sentimentali, del pensiero essenziale, primitivo, tanto caro a molta destra.

 Verona ci restituisce l’immagine di molte manifestazioni, più quelle che rivendicano nuovi diritti, la legittimazione di nuove famiglie, la possibilità di scegliere sempre e comunque della donna in primis e dell’autodeterminazione più in generale.

Su questi binari la Chiesa di Francesco è andata avanti e lo ha fatto con silenzi eloquenti, quando avrebbe potuto formalizzare opposizione o schierarsi dalla parte della Lega. Invece no, continua silente nella sua apertura basandosi sulla realtà, sui costumi mutati, sulle percentuali, sulle nuove analisi. Lo continua a fare con i propri modi e tempi.

Il silenzio, in questo caso, non è assenso ma ragionata contestazione o, perlomeno, presa di distanza dal fanatismo della conservazione. Viviamo in un paese democratico e tutti possono manifestare, organizzare liberamente delle giornate dedicate, anche, alla famiglia naturale. Il punto è che queste giornate, patrocinate dal Governatore della Regione Veneto, si sono trasformate in un’arma, spuntata, di resistenza politica che per nostra fortuna non ha sortito alcun effetto. Se non quello di tenerci stretti tutti i diritti faticosamente acquisiti, senza rimettere in discussione alcuna legge, per rilanciare invece l’urgenza di averne di nuovi, allargando il più possibile la platea dei beneficiari.

 

David Giacanelli