Resistenza spontaneaDi questi giorni esalto lo spirito antifascista e la resistenza di gruppi di persone, eterogenee, soprattutto dei più giovani. Ragazzi che difendono la propria Costituzione, che studiano e ripassano la storia mantenendone vivo il ricordo più di molti loro genitori.  E non ci stanno a farsi imbeccare, suggerire, sovrastare dal tramestio e clangore delle troppo facili frasi ad effetto. Proposizioni sgangherate che inneggiano a certo passato, ai regimi illiberali, come alle discutibili figure storiche che hanno sufficientemente compiuto nefandezze. Siamo pervasi da esempi di resistenza continua: questo significa che più si mette a dura prova la nostra Costituzione e i principi cardine della nostra democrazia più nascono le ribellioni spontanee. Quelle non organizzate, i moti più sinceri. Sono moltiplicate in un profluvio sagace le manifestazioni di opposizione, con quel sano e strafottente senso di dimostrazione immediata e tangibile, così i selfie irriverenti accanto al Ministro dell’Interno. Così hanno fatto i ragazzi e le ragazze in tutta Italia. È il periodo, l’attuale, nel quale è giustamente indagato chi compie apologia del fascismo e in cui, per l’assenza di una legge contro l’omofobia viene boicottata Radio Globo perché non è accettabile che l’emittente ospiti posizioni discriminanti ed offensive. Allora bene il boicottaggio, come quello nei confronti di certe catene alberghiere dalle policy discutibili, di certe mete geografiche. È lo stesso periodo nel quale ad un secondo padre è negata la genitorialità di un figlio, non ne viene consentita l’iscrizione nel registro dell’anagrafe. Il padre naturale è uno solo e si è servito di una madre surrogata: la pratica in Italia non è ancora ammessa, a differenza di molti Paesi europei disciplinati in materia. Una sentenza della Cassazione ha respinto, pertanto, il riconoscimento del padre non naturale e di conseguenza l’iscrizione del figlio. In questo caso la legge non c’è ed è per questo che molte famiglie non sono ancora tutelate. È lo stesso periodo in cui il sopralluogo e la visita della Sindaca Raggi alla famiglia rom di Casal Bruciato, periferia di Roma, è salutato con frasi infamanti e violente. Più di qualcosa non torna. Nel livello d’intolleranza e massima umoralità, per usare un eufemismo, che caratterizza i gesti di molti. Accanto alle sane ribellioni spontanee, abbiamo recrudescenze che inneggiano ad un triste passato non ripetibile. Come unico comune denominatore delle recrudescenze, l’incapacità di riconoscere e confrontarsi con l’alterità, ogni dimensione diversa e lontana dalla nota, semplicemente forse più complessa. Si cerca, piuttosto, una scorciatoia in tutto: così il rifiuto di ospitare una famiglia rom minacciandone la madre di stupro, elargendo dichiarazioni assolutiste che non ammettono alcun confronto. La crisi economica e la politica liquida assieme hanno abbassato ogni soglia di etica minima e molti si sono sentiti legittimati ad esprimere la propria rabbia e debolezza. L’incapacità è il limite che non hanno elaborato, solo urlato in un turpiloquio rivendicando i principi peggiori.  E molti di noi hanno provato vergogna per il genere umano, tutto. In questa confusione totale, dove ancora si pensa che concedere una casa di diritto, per la graduatoria e il punteggio ottenuti, alla famiglia rom significhi sottrarla ingiustamente a qualche altra, dove ancora il diritto acquisito da qualcuno è implicitamente sottratto all’altro in una perenne somma algebrica, ci hanno costretti a una tenzone e scontro continui tra poveri. Tutto questo triste spettacolo va in scena, quotidianamente, con la complicità di molte forze politiche che continuano a soffiare su questo pernicioso binomio, facendo campagna elettorale ed erodendo consenso sulla nostra pelle.

David Giacanelli