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Salvini in un recente comizio elettorale, uno dei tanti e tra i molti, ha dichiarato che le elezioni europee saranno un bivio tra la vita e la morte, e forse è vero. La morte della democrazia e del pensiero libero, della possibilità di esprimere una critica senza essere redarguiti, puniti, stigmatizzati né scherniti e irrisi. Il limite, dopo le urla che invocano allo stupro della donna rom che si impossessa della casa che le spetta per graduatoria a Casal Bruciato, non è ancora colmo.  Lo abbiamo raggiunto, poco  dopo, con la sospensione per due settimane e dimezzamento dello stipendio della professoressa del liceo di Palermo, Dell’Aria.

La domanda, in vista delle Europee, è proprio questa. Quanto siamo disposti a tollerare che un decreto sicurezza sancisca di multare delle organizzazioni non governative che soccorrono migranti nel Mediterraneo con la confisca della nave, multe salate ai cooperanti, multe per ogni migrante traghettato? Il Trattato di Dublino andrebbe rivisto, così la necessità di accordare tutti i Paesi europei sulle quote di migranti da accettare. La situazione è di stallo, ma non per questo possiamo effettuare un calcolo aritmetico: chiudere i porti fintantoché non si trovi una soluzione condivisa. “Prima gli Italiani” è una sciocchezza, come il fatto che chiudendo i porti si possa pensare di risolvere il problema della migrazione. Certo che gli sbarchi sono diminuiti a fronte, però, del cimitero che è diventato il fondale del Mediterraneo! Che nei prossimi decenni restituirà ai nostri nipoti pagine sconcertanti di storia nelle quali milioni di cadaveri riemergeranno in superficie e qualcuno si interrogherà sul perché e sul per come sia stato possibile scrivere questa orribile pagina. S’interrogheranno sul sentimento della solidarietà e umanità che, comunque, sono annoverati tra i   principi fondamentali, nella Carta dei diritti umani. Non è tutto possibile, non si possono chiudere i porti come le porte di casa. Per questo aumentano le sentenze, soprattutto delle Corti internazionali ed europee, perché ci si muove arbitrariamente violando il diritto.

La soluzione è stata ampiamente spiegata in questi giorni dall’OIM, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, che ha parlato esplicitamente della necessità di creare dei corridoi umanitari che garantiscano, almeno, l’approdo dei migranti economici verso mete serene o rimpatri, ma non nei lager e ghetti dai quali in Libia sono scappati, anche nel continente africano ma in altri Paesi.

Non c’è da sconvolgersi se gli alunni di un liceo classico di Palermo arrivano, in una elaborazione critica del tutto personale, ad accostare le morti in mare e le politiche dei migranti allo sterminio dei lager e agli eccidi della seconda guerra mondiale. È una loro visione: il sentimento più lugubre e triste cui possono come nuova generazione provare e, perciò, accostare ad un altro del passato. Non si può pensare di censurare tutto.

Nel comizio di oggi a Milano, Salvini cita anche il Papa. È in realtà, isolato. La Chiesa non lo appoggia, così come tutti i partiti di sinistra e i movimenti liberali. Poiché i migranti non solo non li aiutiamo a casa nostra, tanto meno lo abbiamo fatto a casa loro e la politica libica ce lo dimostra ogni giorno. Con le tribù dove polizia, lenoni, scafisti, venditori all’asta di schiavi e corpo militare si confondono e mimetizzano, scambiandosi periodicamente ruoli.  Quanto possiamo tollerare che un Ministro degli Interni pieghi le leggi e la Costituzione a suo piacimento, invocando il suo, e solo suo ordine, come la  propria disciplina? Il richiamo populista a risolversi i problemi da sé, superando lo Stato e il Parlamento, lacci e laccioli, è proprio l’icona autoritaria, la rappresentazione icastica di uno stato liquido, una democrazia che sopravvive a stento, un Paese isolato che ama isolarsi e interloquire solo con i Paesi di Visegrad. Il passo verso regimi accentratori e autoritari è troppo breve. Per questo i giovani tornano in piazza a manifestare. I millennial, la generazione Y e i nati all’inizio del 2000. Lo fanno abbracciando la causa ambientalista, con i #Fridayforfuture elogiando Greta Thunberg, scortando alla Sapienza tra i cori di “Bella Ciao” il Sindaco di Riace, Mimmo Lucano, adombrando movimenti estremisti di Casapound e Forza nuova che vogliono impedirne la lezione alla Sapienza. Questo nuovo civismo, la nuova spinta giovanile non legata necessariamente a un partito o movimento, e per questo forse ancor più sincera, ci salverà. Il nuovo senso di ribellione, la necessità di esserci e, pur giovani, di non dimenticare quanto hanno imparato a scuola, appreso dalle proprie famiglie, dai racconti di molti e semplicemente documentandosi dovrà salvarci. Che un Ministro dell’Interno si sovrapponga a qualsiasi altro Ministro, dal quello delle Infrastrutture a quello della Difesa nella politica dei migranti non è un bel vedere.  Manifesta le difficoltà e le grosse fragilità di un Governo che non si coordina e si muove in ordine sparso, senza criteri condivisi e comuni. Sono scorciatoie autoritarie per ammansire un elettorato povero e disperato. Il problema è riuscire a ridestarlo questo elettorato, per fargli capire quanto sia importante votare alle elezioni Europee, ma per un’Europa coesa. Perciò tentare l’accordo sulle percentuali dei migranti sempre, rispettare il Trattato di Dublino fino a che non sarà possibile cambiarlo, creare dei corridoi umanitari per fare transitare anche migranti economici verso territori dell’Europa e del Mondo dove sia possibile farli vivere dignitosamente. Le persone tornano in piazza perché non si sentono rassicurate da Lega e Movimento. Piuttosto sentono che non agire, non votare contro, non tentare di esprimere il proprio dissenso ci riporterà indietro nel tempo. All’autoritarismo e all’assenza di democrazia. Dopo sì, sarà troppo tardi. Per questo mai come in questa occasione occorre votare in Europa per l’Europa, evitando le destre e le leghe.  Un partito che si schiera con i Paesi di Visegrad, che sono quelli cui l’Ue che tanto vituperano ha dato più aiuti economici che ad altri, è anche beffardo e contraddittorio.  Infatti Polonia, Repubblica Ceca,  Slovacchia e  e Ungheria, cui Salvini guarda come alleati e, incantato, osserva il muro di Orban, sono proprio quelli che ricevono più aiuti economici e che meno contribuiscono, invece, al benessere europeo. Allora dovremmo drasticamente rivedere anche queste regole. Chi non è solidale e non apre le proprie porte, non condivide le scelte sui migranti, ma pretende anche di restare in Europa, deve ricevere meno aiuti. Ma non sarà sempre così, e il nuovo civismo di ventenni e trentenni ci salverà. Andiamo, tutti, a votare.

David Giacanelli